<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418</id><updated>2012-02-17T03:43:46.987+01:00</updated><category term='minnie blu'/><category term='impero'/><category term='bug'/><category term='ciao'/><category term='Maurizio Ferraris'/><category term='Napoli'/><category term='nodo'/><category term='stomaco'/><category term='addio'/><category term='Wittgeinstein'/><category term='Morgana'/><category term='carciofi'/><category term='sinsemilla'/><category term='Black Bombay'/><category term='dettaglio'/><category term='verdicchio'/><category term='silver haze'/><category term='cuore'/><category term='punto cieco'/><category 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scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Black Bombay'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='opinioni'/><title type='text'>Postumi di Black Bombay | due</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si erano date appuntamento via sms.&lt;br /&gt;A volte accadono cose che sfibrano lo scorrere del tempo e il tuo orientamento in esso. Passano ore senza che nulla accada: anche la luce che entra dalla finestra cambia, assecondando il moto del sole che scompare dietro i palazzi spenti, ma sembra non farlo. Lo sguardo fisso nel vuoto e la mente gelificata senza che nessuno stimolo sia capace di smuovere quell’ammasso ectoplasmico che pare non avere vita dentro di esso. Immaginando una linea con trattini trasversali che rappresentano l’una dopo l’altra le ore che incessantemente si susseguono, e sforzandosi di concentrarsi nell’intervallo compreso tra due trattini, potremmo visualizzarne altri 59, ognuno per un minuto. Ma a volte lo spazio tra due trattini si dilata e dentro di essi, tra i seondi, tra l’uno e l’uno più uno, in quello spazio infinitesimale, perché lo visualizziamo geometricamente, in quel piccolo segmento della linea che abbiamo immaginato qualche secondo fa e che man mano sta dilatandosi, si pùo sprofondare. È come osservare da un’altezza spropositata una lumaca che cammina. Ogni millimetrico spostamento non sarebbe percettibile. Sembrerebbe semplicemente tutto fermo.&lt;br /&gt;Cristallizzato.&lt;br /&gt;E poi succede che in secondo mille pensieri arrivino e mille paure e mille sensazioni.&lt;br /&gt;In questo caso è tutto concentrato. I trattini si avvicinano, quasi si sfiorano. Si condensano. E sembra che stia succedendo tutto insieme.&lt;br /&gt;Tutto a noi.&lt;br /&gt;Tutto nel medesimo istante o giu di lì.&lt;br /&gt;In 4 secondi, se sono quelli giusti, può cadere un impero.&lt;br /&gt;Si erano date appuntamento via sms. Nonostante ciò, quando Kya bussò alla sua porta, le sembrò di sprofondare nel panico: credeva di avere ancora molto tempo per sé, sola, per rimettersi in piedi e a rimettere in ordine. Perché tutto avesse una certa parvenza di normalità. Perché tutto ciò che si fosse trovato fuori posto avrebbe potuto ssere liquidato con una banale scusa. Il frigo vuoto. Il buio della sua stanza.&lt;br /&gt;Avrebbe desiderato più tempo. Per essere pronta a fingere. Almeno finchè avesse voluto.&lt;br /&gt;E invece il nemico è alle porte. L’ultima battaglia alle porte dell’impero, per difenderlo, per evitare che cada. Per un attimo pensò di non aprire: battere in ritirata. Ma l’attimo dopo una lucidità improvvisa le fece vedere il campo dall’alto, con le sue insidie e i suoi punti strategici.&lt;br /&gt;Era curioso che avesse pensato a Kya come al nemico. Era curioso come le opinioni sulle persone potessero cambiare se considerate in contesti differenti o semplicemente in momenti storici diversi.&lt;br /&gt;Kya non era un nemico: era l’alleato giunto in soccorso.&lt;br /&gt;Si fece forza sulle braccia. Strinse con le mani i bordi del water e spingendo sulle braccia si rialzò con uno sforzo immane. Conservò le ultime energie per tirare lo sciaquone. E per andare ad aprire.&lt;br /&gt;Era parecchio che non si vedevano, ma non abbastanza. L’espressione di Kya, quando vide il volto di Luisa, e il suo corpo smunto, non appena la porta si dischiuse fu chiara. Gli occhi le si sgranarono lentamente, con la stesa velocità con cui gli angoli della bocca si abbassarono in una smorfia di spavento. E di dolore.&lt;br /&gt;“Luisa…” riuscì a dire a malapena.&lt;br /&gt;Ma lei le aveva già voltato le spalle incamminandosi verso il corridoio in ombra.&lt;br /&gt;A Kya sembrò che avesse iniziato a piangere.                              &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-7734915225113502078?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/7734915225113502078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=7734915225113502078&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7734915225113502078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7734915225113502078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2009/10/postumi-di-black-bombay-2.html' title='Postumi di Black Bombay | due'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-2890453402381834559</id><published>2009-10-25T09:30:00.003+01:00</published><updated>2009-10-25T10:07:43.946+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='acido'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='automatismi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Black Bombay'/><title type='text'>Postumi di Black Bombay</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ormai ci aveva fatto l'abitudine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era diventato come lavarsi i denti dopo pranzo o mettere su il caffè appena sveglia. Automatismi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Muoviamo azioni per gran parte della nostra giornata per schemi precostituiti e preconfezionati. Questo ci fa risparmiare tempo e ci permette di incasellare l'una dopo l'altra tutte le cose, appuntamenti, telefonate, aperitivi, pilates e letture distratte, che ci è dato vivere o che ci è imposto affrontare. Centrifugare tutta la nostra giornata, per iniziare dalla cena o dal corso di cucina thai, ci renderebbe meno produttivi: e così la nostre giornate scorrono su canovacci delineati. Ci si sveglia, si mette il caffè sul fuoco e mentre sale si fa pipì. E poi la doccia e nel mentre l'acqua si fa calda prepariamo sul letto i vestiti da indossare. E poi usciamo e mentre si mangia qualcosa, un croissant in una mano e i soldi nell'altra, con la borsa soto il braccio, compriamo il giornale e il biglietto della metro e mentre e mentre e mentre.... Tristemente automatismi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alcuni pazienti epilettici mostrano questi automatismi mentre hanno una crisi: vale a dire che il loro cervello è come se si spegnesse, c'è perdita di coscienza, dopo non ricorderanno nulla di tutto quello che gli sta accedendo, non ricorderanno chi avevano davanti e cosa gli stavano raccontando, semplicemente un buco nella linea dei ricordi, eppure in quel momento continuano a muoversi, come fantasmi. Conservano il movimento che era posto in essere: masticano o camminano o continuano a fare esattamente quello che stavano facendo prima che un pool di neuroni impazziti scaricasse segnali in modo anomalo, generando la crisi. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Automatismi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ormai ci aveva fatto l'abitudine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era diventato come lavarsi i denti dopo pranzo o mettere su il caffè appena sveglia. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non era neanche più in grado di riconoscere i segnali di pericolo che le si mostravano. Aveva silenziato il carattere premonitore che in quanto tale avrebbe dovuto dirle che qualcosa di negativo stava per accadere. L'acido è un sapore cattivo. E questo perché non ci venga in mente di vomitare ogni volta che ci manca il dessert. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il vomito è un riflesso biologico di fondamentale importanza, ma c'è un prezzo da pagare: l'assaporare il contenuto del nostro stomaco. La memoria gustativa apprende in maniera istantanea e conserva quel sapore e lo ripropone, come idea, come monito... &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ma Luisa ormai ci aveva fatto l'abitudine e a quel rigurgito acido, tagliente, sottile, che feriva la mucosa del suo esofago e sfibrava i tessuti del suo essere, non faceva neanche più caso. Si alzò dal letto, ancora intontita, ancora sotto effetto Black Bombay e si diresse in cucina: aveva ormai imparato a convivere col suo problema e sapeva quando accettare un invito a cena, quando declinare, quando restare a casa e quando prepararsi un infuso.  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mise l'infusore sul fuoco e nel mentre andò a svuotare il suo contenuto gastrico in bagno, con completo distacco, come se fosse assente, come senza coscienza, come se la sua lingua fosse ormai insensibile all'acido... &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-2890453402381834559?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/2890453402381834559/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=2890453402381834559&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/2890453402381834559'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/2890453402381834559'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2009/10/postumi-di-black-bombay.html' title='Postumi di Black Bombay'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-8696325627180588135</id><published>2009-07-25T23:10:00.001+01:00</published><updated>2009-07-26T12:05:53.508+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sinsemilla'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='silenzio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='assenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nodo'/><title type='text'>Sinsemilla | tre</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;Erano rimasti in silenzio per un bel po’. Ognuno con la mente che scivolava lungo i nastri del pensiero, veloce come non mai. E il silenzio tra loro. Un silenzio riflessivo. Nonostante la comunicazione, nella più immediata delle possibilità, passa attraverso la parola, Marco e Kya stavano paradossalmente mettendosi a nudo. Non parlavano, le loro bocche socchiuse senza emettere alcun suono, parola o lamento: ma si stavano raccontando.&lt;br /&gt;Esistono diversi tipi di silenzio: di sottomissione, di vergogna, di comunicazione non verbale, di paura, di delusione o di gioia e tanti altri ancora. Come gli eschimesi hanno numerose parole per definire il bianco, un colore che a noi pare grossomodo sempre uguale, ne colgono le infinite sfumature, gli infiniti sensi e significati, così valeva anche per il silenzio. Kya stava pensando proprio alla differenza che esisteva tra il silenzio che aveva dominato la scena tra lei e Marco per qualche minuto e quello che invece divideva da molti giorni ormai Marco dal destinatario segreto di quella lettera aperta. Sapeva che stava struggendosi, consumandosi nel non poter condividere il suo quotidiano con chi voleva, sentendosi sconfitto laddove una battaglia non esisteva.&lt;br /&gt;“Da quanto tempo non la senti?” fece lei.&lt;br /&gt;Marco chiuse gli occhi e così si voltò in direzione del sole, guardando con le palpebre abbassate quel tondo luminoso che sembrava essere arancione.&lt;br /&gt;“Da troppo” rispose “è successo di tutto nella mia vita e lei non lo sa ed io mi sento perso: le decisioni che ho preso, le scelte fatte, le cose a cui ho rinunciato: è come giocare una partita di rugby indossando improvvisamente un’altra casacca. Credevo tante cose e poi… svanite nel nulla, avevo riposto fiducia e speranze nel mio futuro, avevo creduto che potesse andare in una determinata direzione e poi, all’improvviso trovarsi davanti ad una porta chiusa: devi cambiare strada, eppure non hai la minima idea di dove ti trovi e dov’è che vuoi arrivare”.&lt;br /&gt;Gli occhi di Marco erano ancora chiusi, ma una lacrima si fece strada tra la rima palpebrale per scorrere via lungo la sua guancia. Kya si trovò in difficoltà per la prima volta e non perché Marco stava piangendo, ma perché era difficile seguire il suo discorso: in meno di trenta parole stava esprimendo tutta la sua crisi.&lt;br /&gt;Era come se avesse davanti ai suoi occhi un nodo ingarbugliato da milioni di nastri, fili e corde e non sapeva da dove cominciare: ne prese uno a caso, o forse no, e tirò decisa, ma con delicatezza. Prima però fece un tiro di Sinsemilla.&lt;br /&gt;“Le strade a volte si separano, corrono parallele, a volta si incrociano nuovamente per poi dividersi definitivamente o per diventarne una sola. Nessuno può dirlo. Ma cos’è che ti fa paura? Percorrere un pezzo di strada da solo?”&lt;br /&gt;“No! Il problema è che non so dove andare, il problema è che insieme a lei credevo di poter andare ovunque…”&lt;br /&gt;“E ora…”&lt;br /&gt;Lui la interruppe: “E ora ho fatto delle scelte, forse sto scappando, non so quel che è giusto… e neanche mi preoccupa… non è questo che mi interessa.”&lt;br /&gt;“E tutto il resto? Il tuo lavoro, le tue passioni, i tuoi sogni…”&lt;br /&gt;Marco sorrise amaramente: “Nei miei sogni lei era protagonista e nella realtà di oggi lei non c’è.”&lt;br /&gt;Marco stava consumandosi come la canna di Sinsemilla. Provava un dolore mai percepito. Un dolore dell’anima. La distanza, l’assenza, il silenzio: come era possibile tutto ciò? Come poteva capitare una cosa del genere? Erano le domande che Marco si poneva al buio, in silenzio, senza riuscire a darsi una risposta. Ma quelle sarebbero arrivate, al momento giusto, non ora, perché ora, anche se lui non riusciva a capirlo ancora, non era il tempo delle domande: era il momento di stare in silenzio. Era il momento di sentirsi.&lt;br /&gt;Una fase si era chiusa e lui doveva aver solo il giusto tempo per elaborare il lutto. &lt;br /&gt;Una nuova fase si apriva e lui doveva aver il tempo di entrarvi completamente, senza rinunce.&lt;br /&gt;Si era al giro di boa, il vento cambiava direzione e lui doveva correggere il tiro.&lt;br /&gt;Da solo e in silenzio.&lt;br /&gt;Kya capì e non parlò più: in silenzio gli strinse la mano. In silenzio gli passò gli ultimi due tiri di Sinsemilla. &lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" align="justify"&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-8696325627180588135?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/8696325627180588135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=8696325627180588135&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/8696325627180588135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/8696325627180588135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2009/07/sinsemilla-tre.html' title='Sinsemilla | tre'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-8035472927244197777</id><published>2009-07-23T14:30:00.006+01:00</published><updated>2009-07-24T00:54:27.755+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vortice'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='locked-in syndrome'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vertigine.'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libanese'/><title type='text'>Libanese</title><content type='html'>&lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;Senza poter muovere un braccio. O la gamba. O un dito del piede. Senza poter alzare la testa dal letto o girarla per vedere chi è entrato. Unico movimento consentito: aprire e chiudere le palpebre. Se lo si vuole considerare un movimento, è possible anche muovere verticalmene gli occhi, ma non lateralmente. Senza poter parlare. Senza poter mangiare. Senza poter espandere attivamente la gabbia toracica. Pur riuscendo a capire tutto quello che sta succedendo. Locked-in syndrome. Rinchiusi nel proprio corpo. Una mente, due occhi che guardano sempre il soffitto o il passante di turno che mette il suo faccione davanti al tuo, chiedendoti: “come va oggi?” “Una merda” diresti se potessi parlare. Però lo pensi. E pensi a tanto altro. Solo quello ti è possible fare. I più intelligenti o i medici ti pongono domande a cui puoi rispondere sì (chiudendo gli occhi&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;una sola volta) o no (ammiccando due volte). Ma nessuno sa cosa significa. Le vie del dolore sono integre e allora quello lo senti. Ovunque. Diventa tuo compagno di viaggio. Ti accompagna verso l’unica meta possible. Alla maniera in cui quei due aspettavano Godot. E lui non arriva. Non si sa chi sia. E la morte non arriva. Non si sa chi sia. E trascorrono i giorni o le ore. Tu pensi. Dormi. Ti svegli e non sai quand'è. Che è ora. Che verrà a prenderti. Pensante, ma paralizzata. La mente talvolta fa brutti scherzi, si annebbia, crea illusioni. La valigia era ancora vuota. Fece un tiro da una canna di Libanese. Il migliore in circolazione. Lo chiamavano El Kolch dello Zahret. Chissà cosa voleva dire. Anche la canna si era inumidita, bagnata dalle lacrime che scendevano giù, come pioggia. Stava impazzendo. In un vortice di pensieri, paure, ansie, cose nuove da voler scoprire, emozioni, voglia di altro, voglia di abbandonare quel passato e questo presente ormai vecchio. In un vortice. Sbagliato. Il vortice dentro di te. E il corpo immobile. Paralizzato. Una sensazione come di vertigine. Tutto che rotea. Dentro. Locked-in. Fuori nessun gesto, nessuna azione. Essere fermi e sentirlo. Capire che il colpo è stato sparato, tutti sono partiti già e tu sei ferma ancora alla griglia di partenza. L’ inizio di un nuovo percorso. Inizia il viaggio. Teresa poggiò la canna nel posacenere e si alzò. Prese un pacchetto dalla scrivania e lo lanciò nella valigia. La prima pietra era stata posta. Il viaggio era davvero iniziato. Finalmente. Si sedette davanti al pc. Hotmail.com. Scrisse una mail. Il giorno dopo sarebbe partita e nessuno dei suoi amici portoghesi lo sapeva ancora. Scrisse a Diana. Fu sintetica: amanha chego no porto. Arrivo domani. Cliccò sul tasto INVIA e&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;andò a stendersi di fianco alla valigia, non più vuota. C’era una sola cosa dentro. Per di più vi era stata lanciata. Era stato necessario un moto di violenza per innescare quel processo. Era stato necessario uno stimolo efficace. Non più locked-in. Forse ha mosso un dito della mano, prima di addormentarsi. Affianco alla valigia. Da lì dentro, dalla valigia, una moleskine riposava, senza compagnia, di fianco a Teresa, e lo fece per qualche ora.&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-8035472927244197777?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/8035472927244197777/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=8035472927244197777&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/8035472927244197777'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/8035472927244197777'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2009/07/libanese.html' title='Libanese'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-7384715595855678808</id><published>2009-07-07T15:22:00.005+01:00</published><updated>2009-07-07T22:52:52.244+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sesidi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='1 su 3'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Black Bombay'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='probabilità'/><title type='text'>Black Bombay</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Aprì la finestra per far entrare un po' d'aria. Era nuda, ma la finestra della sua camera dava su un piccolo boschetto non molto fitto che si dipanava alle spalle di casa sua. Nessuno avrebbe potuto vederla, né nuda né in nessun altro modo. Prese il piccolo innaffiatoio di finto design che aveva comprato qualche mese prima da Ikea, quando aveva deciso che le piante avrebbero potuto sostituire il muro come compagno dei suoi discorsi notturni. Si era impegnata ed era stata anche abbastanza capace: ora il davanzale della sua finestra ostentava petunie rosa e piante bulbose dai fiori arancioni, oltre che ibiscus e qualche sempreverde di cui non conosceva il nome. Inclinò l'annaffiatoio e l'acqua iniziò a sgorgare bagnando le foglie, scorrendo su di queste fino a gocciolare su un terreno arido che non aspettava altro momento dal giorno precedente. Qualche insetto che non poteva riconoscere svolazzò via, allontanandosi dal pericolo. Luisa avrebbe dovuto mostrare paura, ma invece continuò a nutrire le sue piante. Ne faceva un discorso probabilistico: 1 su 3. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Aveva letto da qualche parte, forse su una rivista di divulgazione scientifica, qualcosa a proposito del colore degli insetti. Era rimasta impressionata. In natura tutto sembra aver un perché o forse è l'uomo che è capace di trovare sempre un perché alle cose. Lei alla fine una spiegazione se l'era data e si era detta che l'evoluzione, ovvero la fottuta arte di sopravvivere a questo mondo, aveva fornito un significato biologico a tutte le cose così come le vediamo noi oggi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;La colorazione degli insetti può essere suddivisa in premonitrice, foberica o mimetica: la prima è propria delle specie che non hanno nulla da nascondere, anzi che hanno qualcosa da paventare; è pressappoco come il giornalista che appende al proprio collo il tesserino "press" o come il cartello "attenti al cane" posto in bella vista sul cancello di sfarzose ville. In altre parole i colori premonitori sono di quegli insetti col pungiglione. Sono lì a dichiarare, in virtù dell' io pensante entomologico: io vado sui miei fiori e voi mi lasciate in pace! Le colorazioni mimetiche appartengono invece a quelle specie che, pur di sopravvivere e incapaci di offendere, si travestono da gradassi, da insetti velenosi, o che si nascondono, imitando, l'ambiente circostante, appunto mimetizzandosi. Alle specie foberiche manca invece in comportamento imitatorio, la capacità di imitare, e le loro colorazioni producono immagini terrifiche senza una specifica e appropriata corrispondenza a organi di offesa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Luisa non era un'esperta di insetti e non poteva affermare con sicurezza se quegli insetti poggiati proprio sulle sue piante, fossero di una specie o l'altra. Sì! apparivano brutti, velenosi, aggressivi, ma in quella fase della sua vita era incapace nella valutazione dei rischi e le era più semplice ragionare in termini probabilistici: quegli insetti avevano il 33,3 periodico di probabilità di avere sul proprio guscio croccante colori realmente premonitori. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;1 caso su 3. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Alta frequenza, ma accettabile. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;Con questi pensieri Luisa finì di innaffiare le sue piante, socchiuse la finestra, lasciando un piccolissimo spazio inadatto all'ingresso di grossi insetti e si rimise nuda a letto, recuperando una mezza canna di Black Bombay, lasciata la sera prima a spegnersi nel posacenere. L'accese continuando a riflettere al suo esercizio di stile coi numeri, le probabilità e le frequenze. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;L'errore di fondo che aveva commesso e che  forse rendeva numeri da giocare i risultati delle sue operazioni era il seguente: Luisa si trovava in Italia, grossomodo all'altezza del 41° parallelo, a due centimetri da livello del mare e per di più in una metropoli. La probabilità che quegli insetti non fossero api, vespe o calabroni, ma sesidi, sembrava ora essere bassissima.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-7384715595855678808?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/7384715595855678808/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=7384715595855678808&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7384715595855678808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7384715595855678808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2009/07/black-bombay.html' title='Black Bombay'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-7460529586377655675</id><published>2009-07-04T17:42:00.004+01:00</published><updated>2009-07-05T20:37:42.687+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='peacemaker'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='computer'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carteggio'/><title type='text'>Peacemaker</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;margin-bottom: 16pt; "&gt;&lt;span style="font-family:Georgia;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;A&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:small;"&gt;veva i capelli legati: forse per comodità o forse perché sapeva che a lui piaceva così. Non era una visita di cortesia né un incontro dal basso profilo: lei lo sapeva e probabilmente per questo decise di usare tutte le armi in suo possesso, comprese quella della seduzione. Non per questo si lasciò andare a soluzioni eccessive, volgari o di bassa fattura. Aveva un maglioncino a collo alto, viola come il mosto, aderente al punto da esaltare i suoi seni perfetti prima di accompagnare verticalmente la sua pancia piatta.                                                                             Era stupenda. Come sempre.                                                                                                         Stefano aprì e nel vederla il fiato gli si fermò in gola per un istante.                                             Era stupenda.Come sempre.                                                                                                                  Ma la reazione di Stefano non era stata quella ogni volta: spesso era come noncurante, indifferente alla sua bellezza , distratto da altro, da routinarie questioni che gli riempivano le giornate e dettavano il loro scorrere senza che lui ne avesse pieno controllo. Quella volta, invece, non fu così ed era probabilmente perchè un moto d’inquietudine aveva iniziato a dare segni di sé, minacciando un periodo d’instabilità o forse un lutto. Ricordava di aver sentito in un telefilm che guardava da ragazzo una frase che gli era rimasta impressa: solo quando è buio riusciamo a vedere le stelle. Il buio stava avvicinandosi. Lo temeva.                                          “Ciao Lisa, entra.”                                                                                                                                    Lei accennò un bacio, sfiorandogli le labbra, poi lo strinse a sé, ponendogli una mano gelida sulla schiena. Lui dovette resistere, perché in quell’abbraccio c’era tutto il calore della terra.      “Scusa se sono in anticipo, ma ero al centro e…”                                                                              “Non preoccuparti: dammi due minuti e sono da te” rispose lui.                                                    Lisa lo guardò mentre saliva le scale per andare al piano di sopra, dove c’era la sua stanza e il bagno. Poggiò la borsa a terra ai piedi della poltrona e lì si sedette. Riusciva ancora a percepire il calore: qualcuno c’era stato seduto poco prima ed immaginò cosa stava facendo Stefano prima che lei arrivasse. Forse era lì a fumare una canna, ma non sentiva puzza di fumo o odore di erba e non c'era alcun posacenere nelle vicinanze. Girò lo sguardo verso il pouf dove era poggiata la tromba, ma no! non poteva essere: se stava suonando l'avrebbe sentito a un isolato di distanza.                                                                                                                                              C’era un’unica risposta e lei ne era consapevole: Stefano stava preparandosi all’incontro e il suo anticiparsi aveva interrotto i suoi programmi.                                                                                Effetto sorpresa. Era in vantaggio.                                                                                                        Era come aver sorpreso il nemico di spalle: l’unica differenza era che sul suo collo prominente avrebbe voluto poggiare la sua bocca e non la lama affilata di un coltellaccio. Il risultato sarebbe stato il medesimo: Stefano sarebbe capitolato. Sconfitto. Battuto.                                        Si sporse di lato a raccogliere la borsa e si mise a cercare qualcosa . La borse delle donne. Come il portatile per un uomo. Regno dei propri segreti. La mela addentata sul dorso del mac di Stefano era illuminata. Ecco! forse era quella la strada giusta, forse Stefano stava lavorando al computer. Lasciò perdere la borsa e si alzò per andare verso la scrivania. Safari era aperto sulla casella di posta elettronica: dove finisce la libertà tua e inizia la privacy del tuo compagno? Rimase perplessa ed interdetta. Era tanto che non si scrivevano. Parlavano abbastanza, ma quelle poche volte che avevano avviato un carteggio c’era stato qualcosa di più profondo. Lo scriversi riusciva a frenare gli impulsi, a domarli, rendendo il discorso esente da toni esagerati: in definitiva qundo si erano scritti erano riusciti a comunicare davvero, alleviando la vergogna, minimizzando le paure, trasmettendo quello che, occhi negli occhi, non si sarebbero mai detti.  La casella inbox strabordava di messaggi di un certo Luca. Quel nome non lo conosceva. Uno più uno: non conosceva Stefano. Blocco. Silenzio. Arresto. Fu il rumore dei passi di Stefano a darle uno scossone. Si mosse, allontanandosi dalla scrvania, dal mac e dai quei pensieri. Riprese la borsa. “Che fai?” le chiese, una volta che era arrivato giù, con indosso una camicia tibetana a righe verdi chiare e scure.                                                                                                                          “Preparo una canna” rispose, mettendo sul tavolino cartine, sigarette e una bustina trasparente piena zeppa di Peacemaker.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-7460529586377655675?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/7460529586377655675/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=7460529586377655675&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7460529586377655675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7460529586377655675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2009/07/peacemaker.html' title='Peacemaker'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-3327151251863914428</id><published>2009-05-03T16:13:00.004+01:00</published><updated>2009-05-03T16:16:59.127+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anticipo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='viola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='peacemaker'/><title type='text'>Peacemaker | 15 minuti prima</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Aveva una dannata voglia di fumare. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al contempo non si sarebbe mai perdonata se ogni parola pronunciata dalla sua bocca fosse stata accentata dal fetido odore di una sigaretta consumata alla maniera in cui un recluso fa sesso con la prima puttana, avidamente, in un motel fuori città con una porta sul retro. Non con lui. Non questa volta. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Avrebbe potuto prendere la metro, così il divieto imposto sarebbe diventato egida della sua ignavia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma erano solo due fermate e il sole, sebbene sbiadito da un sottilissimo strato di bassa pressione, riusciva ancora a trasmettere un po’ del calore che mancava sulla terra ferma. Sarebbe stata una piacevole passeggiata: 15 minuti, non di più, per mettere ordine tra i suoi pensieri, per chiudere una questione e iniziarne un’altra. Aveva avuto da sbrigare delle commissioni per suo padre, ritirare documenti, districarsi tra la burocrazia, sapendo di non avere il tempo a proprio favore. Non aveva avuto modo di pensare. E si era anche innervosita. Lo stress che le si leggeva in volto le conferiva un’aria tesa e per questo interessante, donava profondità al suo sguardo. Profondità che lei percepiva e anzi usava per vivere la sua giornata come in una ripresa a tutto campo, misurando perfettamente la distanza tra sé e gli altri, gli oggetti, le azioni. Guardava l’angolo, pronta a fissare l’ ostacolo che avrebbe incontrato svoltandolo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si infilò gli occhiali da sole e si incamminò. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non ci volle molto perché tutto ciò che le stava intorno divenisse estraneo, esterno alla coscienza, come quelle immagini che scorrono via oltre il finestrino di un treno in corsa. Tu, con il capo reclinato da un lato, guardi oltre, altrove e gli alberi fitti, rigonfi di verde si susseguono in fila, decine e poi centinaia, ma non ha importanza, perché per te è sempre la stessa scena di sottofondo, come un desktop a cui non si presta più attenzione. Lei stava lentamente immergendosi in altri pensieri che stentavano però a prendere forma. Quella telefonata, la sua voce: aveva avvertito un disagio, ma non era come tutte le altre volte, quando Stefano condivideva con lei i suoi problemi, cercando un consiglio, un parere da un punto di vista altro. Quella volta c’era stato un silenzio, un’occasione mancata. Lo aveva chiamato come solo lei faceva, usando quel diminutivo perché fossero più vicini, perché non vi fosse una latenza di risposta più lunga del dovuto. E invece ad input non corrispose output e questo significava che il meccanismo era rotto, mal funzionante o quanto meno in stand-by. Come in una stanza buia quando la mano sicura afferra l’interruttore ma al click non succede nulla, il buio persiste e la mano, meno sicura, è protesa in avanti a riconoscere ostacoli che la vista non può individuare. E ora lei si trovava in quel buio, procedendo a tentoni, con le mani protese in avanti, cercando il volto di Stefano. Perché se è vero che il telefono rappresenta un filtro, perché protegge dagli sguardi, e che le parole possono essere usate a piacimento, gli occhi non mentono. Avrebbe preso la sua faccia tra le mani e l’avrebbe guardato negli occhi. Gli occhi rivelano. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si sfilò gli occhiali da sole e li ripose nella borsa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Era arrivata. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ebbe un attimo di esitazione davanti alla sua porta. Aveva i capelli legati: prese la coda tra le mani e ne fece due ciocche che tirò da parti opposte per garantire la tenuta dell’elastico da cui la coda nasceva. Fece un sospiro avvicinando tra loro i baveri del trench in modo che da sotto spuntasse solo il collo alto di un maglioncino viola come il mosto. Viola come il quadrante dell’orologio che indossava. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non c’era bisogno di leggere l’ora: era in anticipo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-3327151251863914428?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/3327151251863914428/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=3327151251863914428&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3327151251863914428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3327151251863914428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2009/05/peacemaker-15-minuti-prima_03.html' title='Peacemaker | 15 minuti prima'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-3238780345186993464</id><published>2009-05-01T17:28:00.003+01:00</published><updated>2009-05-01T17:34:04.975+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Herbie Hancock'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='caramello royale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='enuresi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cantaloupe Isalnd'/><title type='text'>Postumi di Caramello Royale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Si era cucinato un piatto di pasta svogliatamente, più per la fame chimica che lo aveva assalito, che per fisiologico appetito. L’aveva mangiato alla svelta, in piedi, guardando al di là della finestra, verso il prato su cui aveva dormito l’ultima notte. Mancavano ancora un paio d’ore: bastavano per mettere ordine e per fare una doccia. Nonostante non fosse il primo appuntamento, nonostante si frequentassero da un bel po’, nonostante l’avesse già visto in condizioni peggiori e avesse vissuto quella casa in situazioni a dir poco disastrose, nonostante tutto, Stefano aveva voglia di mettere in ordine. E iniziò a farlo con la smaniosa precisione di chi ha ospiti importanti per la cena.&lt;br /&gt;Lo stress rende nervosi, spinge in down il proprio baricentro emozionale, accelera il battito cardiaco, prepara la mano ad un colpo piuttosto che ad una carezza, ma in definitiva rende più efficienti: in poco più di mezz’ora Stefano aveva messo tutto in ordine o quasi, ma così poteva bastare. Era un risultato accettabile per un single lavoratore che vive da solo. Sembrava accogliente, le luci al punto giusto, con quella lampada accesa nell’angolo e la luce esterna filtrata da una tenda arancione. Mise una bottiglia di vino bianco in fresco e si infilò sotto la doccia. Cantaloupe Island risuonava lontana, ma abbastanza ad alto volume perché la sentisse al di là dello scorrere dell’acqua.&lt;br /&gt;Ci sono brani, soprattutto quelli in lingua madre, che ti fagocitano: sei preso nel ripercorrerne il testo, più o meno significativo che sia, ti conducono dove loro vogliono, verso significati immaginati e visualizzati dal cantante. Esistono poi brani da ascoltare in sottofondo, che lasciano spazio per pensieri propri, che accompagnano la genesi dell’idea, il suo crescere, ingrandirsi, il suo rievocare immagini. In quel momento Herbie Hancock suonava con enfasi il suo piano, Cantaloupe era il tema, ma Stefano pensava ad altro o tentava di farlo: le pareti della cabina doccia erano diventate opache per il vapore, i polpastrelli iniziavano a mostrare i segni di imbibizione per la prolungata esposizione all’acqua, Stefano aveva già fatto pipì senza mantenerselo, come sempre gli capitava sotto la doccia, come un bambino che se la fa sotto durante la notte, liberandosi, rilasciando la vescica senza doversi porre il problema di dover centrare il wc. La chiamano enuresi notturna, la diagnosticano e la curano. Lui non aveva di questi problemi, ma sotto la doccia si concedeva sempre questa libertà: enuresi selettiva avrebbe potuto chiamarsi. Quale fosse il significato non lo sapeva, ma in fondo se ne fotteva. La temperatura nella cabina doccia saliva man mano, il tepore lo avvolgeva, ma il suo cervello era come criocongelato., ibernato, rallentato , limitato nell' esecuzione delle minime funzioni: mantenerlo in stazione eretta. Uscì dalla doccia, si asciugò velocemente con un telo che poi gettò nel cesto dei panni sporchi ed andò a sedersi sulla poltrona, nudo, con il cd che continuava ad andare. Avrebbe voluto prepararsi all’incontro, ma non c’era storia. Avrebbe voluto prepararsi un discorso, ma forse avrebbe avuto bisogno di un portaborse che lo facesse per lui. Il problema si sarebbe posto in ogni caso perchè lei non era una di quelle giornaliste qualunque sedute in platea. Lei era…&lt;br /&gt;Il campanello trillò.&lt;br /&gt;Si alzò per guardare dallo spioncino: era lei.&lt;br /&gt;In anticipo.&lt;br /&gt;Le disse di aspettare un momento.&lt;br /&gt;Si infilò una tuta e a torso nudo, con il cuore a mille, andò ad aprire.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-3238780345186993464?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/3238780345186993464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=3238780345186993464&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3238780345186993464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3238780345186993464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2009/05/postumi-di-caramello-royale.html' title='Postumi di Caramello Royale'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-3809760862915731540</id><published>2009-04-13T09:05:00.006+01:00</published><updated>2009-04-30T16:42:34.469+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='desencontro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Charas'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='disconnessione'/><title type='text'>Postumi di Charas | lei</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Erano trascorsi ormai una trentina di minuti. Teresa era seduta sul letto, con la schiena leggermente ricurva in avanti e le mani l’una nell’altra, la destra nella sinistra. Fissava con lo sguardo la valigia aperta sul letto: era vuota. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Erano trascorsi ormai una trentina di minuti da quando era rincasata. Gli occhi ancora pieni di lacrime, il viso segnato, il trucco che, scioltosi, le conferiva un’espressione stanca, rinunciataria, distrutta. Aveva preso la valigia dall’armadio e l’aveva poggiata sul letto e poi fu horror vacui. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si domandò cosa avrebbe dovuto portare con se, ma non fu capace di darsi una risposta. Forse l’errore era nella domanda e quelle giuste erano: dove stava andando? cosa cercava? perché? Fissava la valigia davanti a se, ma era distratta, gli occhi rigonfi di lacrime che scendevano perché da tempo ormai non sbatteva le palpebre, quasi a voler ricercare un altro modo di vedere. Si dice che i ciechi abbiano altri modi di vedere le cose, forse quelli giusti, forse quelli attraverso cui il senso delle cose appare nella sua interezza. Lei aveva gli occhi sbarrati. La valigia continuava ad essere vuota. E nelle orecchie risuonava una canzone, messa in loop, una ripetizione che durava ormai da mezz’ora, a scandire un tempo che scorreva senza senso alcuno.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;È so isso/ não tem mais jeito/ acabou, boa sorte. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Probabilmente c’era più verità in queste parole che in tutte le sacre scritture: nulla di più vero, nessuna alternativa. Era finita e buona fortuna a te, Davide, ora devo andare. Un battito irregolare le risalì dal petto fin su, a livello delle tempie e quell’esplosione rappresentava solo il prodromo di un mal di testa che di lì a poco l’avrebbe piegata in due dal dolore. Acabou… eppure c’era qualcosa che non andava e la valigia vuota davanti a lei era lì a farglielo capire. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Não tenho que dizer/ são sò palavras/ e o que eu sinto/ não mudarà. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo amava, credeva di amarlo ancora, ma era troppo facile dirlo eppure troppo difficile perché quel sentimento in quella situazione strideva come unghie affilate strisciate su di una lavagna. Lo amava davvero? Se sì, da dove originava quel malessere: perché uno non è in grado di cibarsi del sentimento che vive, perché si è alla ricerca d’altro, pur consapevoli che quello che si ha è forse di quanto più grande mai avuto e che mai si avrà? Le domande si accavallavano, mentre le risposte stentavano ad arrivare: erano solo parole, che per quanto ricercate non riuscivano a descrivere il caos dentro di lei. Le parole categorizzano, pongono delle etichette, rendono statico un qualcosa che è dinamico, che va avanti per poi tornare indietro, modificato, alterato nella forma e nella sostanza. Parole e niente più. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hà um desencontro/ veja por esse ponto/ hà tantas pessoas especiais. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E infine le parole che tentano di rispondere o meglio che ti mettono davanti alla realtà, nuda e cruda, nella sua interezza. C’è una disconnessione, guardala così, ci sono tante persone speciali. C’è una disconnessione. Disconnessione. Disconnessione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;C’è una disconnessione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo ripeteva perché doveva abituarsi all’idea. Lo ripeteva perché era così. Lo ripeteva e ancora e ancora e ancora, a mo’ di stereotipia mimando il punding dell’eroinomane in crisi d’astinenza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hà un desencontro. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;C’è una disconnessione. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Eppure la valigia era ancora vuota… &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-3809760862915731540?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/3809760862915731540/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=3809760862915731540&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3809760862915731540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3809760862915731540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2009/04/postumi-di-charas-lei.html' title='Postumi di Charas | lei'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-7582593465509454427</id><published>2008-12-13T01:53:00.002+01:00</published><updated>2008-12-13T01:56:29.214+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='porto-tonic'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sinsemilla'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='oceano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='limite'/><title type='text'>Sinsemilla | due</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;“Cosa è per te l’oceano?”&lt;br /&gt;Marco sorrise e accettò la canna che Kya gli stava porgendo. Fece due tiri profondi, per prendere tempo. Non aveva difficoltà a parlare con lei. Lei era una delle poche persone disposte ad ascoltare mettendosi in gioco, con empatia, senza il distacco che i medici o gli psicologi devono avere o che i disinteressati hanno quando ascoltano distratti, quasi annoiati. Il problema era tutto suo. Non era predisposto al dialogo, abituato com’era a tenere tutto dentro, tentando di canalizzare tutte le sue pulsioni in altro, razionalizzandone analiticamente i contenuti per cacciarne fuori qualcosa di buono.&lt;br /&gt;In silenzio.&lt;br /&gt;Era stato abituato a cavarsela da solo sin da quando era bambino. Sempre e comunque. Era stato abituato così o per chissà quale motivo sconosciuto, così si era abituato a fare.&lt;br /&gt;“Una massa d’acqua senza limiti” rispose poi di getto. Ci fu la pausa di un tiro, poi riprese: “Questo in matematica sarebbe un paradosso: ci sentiamo sicuri sulla terra ferma illudendoci che lì l’acqua non possa arrivare, crediamo che le coste rappresentino il limite che l’oceano non può superare, uno stop invalicabile e sulla terra ferma costruiamo strade e grattacieli, stadi, scuole e chiese in nome di un Dio che plachi l’animo dell’oceano, che lo sedi e lo silenzi e anzi, ci prendiamo gioco di lui, costruendo ponti tra terre lontane, come a voler ricucire lembi di carne sfregiata, ignorando il motivo per cui l’oceano è lì a dividerli…”.&lt;br /&gt;Un nuovo tiro più profondo dalla canna di Sinsemilla gli concesse una pausa non più lunga della precedente, ma più carica ed intensa, struggente. Kya era completamente dentro quella pausa, come immersa in calda acqua amniotica, senza moto apparente, in un tempo come cristallizzato.&lt;br /&gt;“L’oceano ogni giorno ce lo ammonisce; il suo andirivieni sulla battigia, il suo agitarsi continuo, il suo scalpitare senza fine e la sua calma apparente sono lì a pronta lettura: il limite non esiste. Ovvero, se esiste è mutevole, soggetto solo alle leggi divine, per chi in un Dio vuole credere per forza.”&lt;br /&gt;Stavolta il tono della voce di Marco indicava una battuta d’arresto, un porgere il testimone all’interlocutore. Kya riemerse da quella tiepida acqua avvolgente, il suo sguardo cadde su quel foglio appena letto che aspettava sul tavolo, accanto al Porto-tonic, che lei gli concedesse il suo sguardo una altra volta. Kya rispose con la stessa fatica del primo gemito.&lt;br /&gt;“L’oceano non appartiene necessariamente alla vita umana e nella nostra vita i limiti esistono.&lt;br /&gt;Le persone di cui parli…” e indicò quel foglio scritto chiaramente dal pugno di Marco, “… alla fine non si incontrano, un limite le ostacola: una porta di legno sordo e una telefonata senza risposta. Tu stesso hai messo un punto al tuo scritto, hai posto un limite…”&lt;br /&gt;Lui la interruppe: “No! Quel punto è come il segno che l’onda lascia sulla sabbia quando si ritira. Quel segno scompare, assorbito dal basso, restituito all’acqua madre. E quel punto non c’è più. In quel punto c’è il domani dell’esame, è un punto proiettato al futuro, eppure già passato. Tra uno e l’altro di quei righi puoi caderci, sprofondare nel vuoto senza avere mai la possibilità di toccare il suolo. Quel punto è solo la coda visibile di una scia che scorre via, una scia invisibile allo sguardo perché prolungamento dello stesso verso il punto”. Fece una pausa, compiendo l’ultimo sorso del succo che gli era rimasto nel bicchiere. Kya lo imitò e anche lei fece l’ultimo sorso.&lt;br /&gt;“In quel punto c’è il risultato di un esame, c’è il dolore della mancata condivisione, c’è la gioia, c’è il presente che vivo, c’ è il rimpianto di non essere partito, la convinzione di dover completare qualcosa qui…”&lt;br /&gt;E il tempo si sospese: Marco e Kya, immobili, rimasero a lungo in silenzio, ognuno nascosto dove la Sinsemilla li aveva condotti, ognuno confinato in una piega del discorso, guardando lontano, verso la città lontana dove il tempo scorreva, ma sembrava andare lentissimo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-7582593465509454427?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/7582593465509454427/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=7582593465509454427&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7582593465509454427'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7582593465509454427'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/12/sinsemilla-due.html' title='Sinsemilla | due'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-282123793993162506</id><published>2008-09-15T22:47:00.003+01:00</published><updated>2008-09-20T20:12:48.458+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Charas'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='O-Porto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pessoa'/><title type='text'>Charas</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;C’erano stati insieme qualche tempo prima, quando la andò a tovare durante il suo Erasmus, e lui non poteva immaginare che quel posto si sarebbe ripresentato nei loro discorsi a tre anni di distanza.&lt;br /&gt;Aveva uno splendido ricordo di quella città: costruita su una collina, i suoi vicoli scendevano da nord verso il fiume Douro, con loro la pioggia scorreva verso il basso per congiungersi con l’acqua madre, quella del fiume, quella dell’oceano. Salite e poi discese, traverse fitte, e poi dietro l’angolo scorci meravigliosi: la facciata di una chiesa risplendente del celeste degli azulejos o la cattedrale o l’università o una frase di Pessoa scritta malamente su di un muro.&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Nao sou nada. Nunca serei nada. Nao posso querer ser nada. A parte isso, tenho em mim todos os sonhos do mundo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E quello che sentiva Davide dentro di sé nel momento in cui, girato l’angolo, lesse la scritta sul muro: sulle orme del poeta fingitore avvertiva alla bocca dello stomaco un’energia vibrante, come un diapason costantemente scosso, tutti i sogni del mondo racchiusi nell’ingenuità di chi ha voglia di cambiarlo.&lt;br /&gt;“Io parto…” riuscì a dire a malapena Teresa ora che finalmente avevano trovato dentro se stessi il coraggio per vedersi.&lt;br /&gt;Il fratello di Davide aveva una bottiglieria e lì, per trovare un po’ di pace, si videro.&lt;br /&gt;Nella penombra. A bassa temperatura.&lt;br /&gt;E nella penombra e a bassa temperatura lei esordì così.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Io parto&lt;/i&gt; e d’un tratto tutti i sogni del mondo scomparvero.&lt;br /&gt;“Dove…dove vai?”&lt;br /&gt;“In Portogallo”&lt;br /&gt;Ma quella risposta voleva dire solo una cosa: O-Porto. Non c’era altra città portoghese dove lei potesse scappare. E Davide lo sapeva benissimo. In quel momento però non riusciva a coglierne il senso, non ne capiva il perché, non capiva cosa c’entrasse quella maledetta città in quel dannato periodo della sua vita.&lt;br /&gt;Rimase in silenzio per qualche minuto. C’era qualcosa che stava cambiando, c’era qualcosa che gli sfuggiva tra le mani. Prese il charas e fece una canna. Aveva bisogno di riflettere, ma pensieri, ricordi, emozioni si accavallavano e lui non riusciva ad essere lucido.&lt;br /&gt;“Stai scappando…” le disse, forse domandandolo a se stesso.&lt;br /&gt;Ci fu una pausa: il silenzio e le lacrime scandivano il tempo che separò la domanda alla risposta.&lt;br /&gt;“Forse…ma è quello che sento…ho già deciso…ho già prenotato.”&lt;br /&gt;Anche Davide iniziò a piangere. Tutti i sogni del mondo si erano spenti. Ora non riusciva a capire più nulla. Solo avvertiva dentro di sé una paura enorme: temeva di non rivederla mai più.&lt;br /&gt;E questa paura le comunicò, sperando che lei ne facesse tesoro.&lt;br /&gt;Ma ormai erano lontani: distanti nei luoghi, se non ancora fisicamente in maniera proiettiva; nei tempi e nel modo di viverli ed interpretarli; probabilmente erano distanti anche nei sentimenti.&lt;br /&gt;Eppure piansero insieme, come fossero un’unica cosa.&lt;br /&gt;Piansero insieme come solo loro due sapevano fare.&lt;br /&gt;Piansero insieme e si baciarono.&lt;br /&gt;Un solo bacio, intenso come l’amore stesso.&lt;br /&gt;Fu l’ultimo, poi lei andò via dicendo semplicemente &lt;i&gt;Ciao&lt;/i&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-282123793993162506?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/282123793993162506/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=282123793993162506&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/282123793993162506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/282123793993162506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/09/charas.html' title='Charas'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-6915671273128663561</id><published>2008-08-28T21:27:00.007+01:00</published><updated>2009-04-13T09:05:12.429+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Charas'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ciao'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='conoscere'/><title type='text'>Postumi di Charas | lui</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;C’erano stati insieme qualche tempo prima, quando la andò a trovare durante il suo Erasmus, e lui non poteva mai immaginare che quel posto si sarebbe ripresentato nei loro discorsi a tre anni di distanza. Chissà per quale strano distruttivo motivo, alla fine della loro discussione, come spinto da un’impetuosa voglia di trovare delle risposte, scorse la casella dei messaggi nel suo telefonino. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le persone conservano sul proprio cellulare messaggi di tempi andati, tracce di un passato che non ritornerà, ricordi digitali che spesso non vengono mai più consultati. La casella era ricolma dei suoi messaggi, d’amore e di odio, scritti nell’enfasi di un meraviglioso momento, sulla scia di un amplesso da trattenere il respiro, o scritti nel buio di una stanza, quando il singhiozzare era l’unico agire che produceva un suono, al di fuori del ticchettare delle dita sui tasti di un telefonino maledetto. Ne trovò uno di cui non aveva memoria. Le cose tornano. E noi non possiamo fare altro che prenderne coscienza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;8/12/2006: &lt;em&gt;Mi accorgo che in realtà conosco poco delle persone che mi sono più vicine e questo mi rattrista, ma… fino a che punto è davvero possibile conoscere una persona? Non lo so, ma spero che con te non sia così..&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il suo cuore si spaccò a metà, le lacrime gli annebbiarono la vista. Avrebbe voluto rigirarle la domanda, in tono d’accusa. C’era una richiesta in quel messaggio, una speranza, una voglia di investire in un affetto, di sconfiggere la solitudine… &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fino a che punto è possibile conoscere una persona? Fino a che punto uno può dire di non essere solo? Quanto c’era di vero in quella richiesta, &lt;em&gt;spero che con te non sia così&lt;/em&gt;, ora non poteva giurarlo più: erano soli definitivamente, lei l’aveva salutato, per ora… per sempre… &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Davide pensò al senso profondo di quella domanda senza risposta, pensò a chi ne fosse il referente. C’erano tante cose che lei non sapeva. Probabilmente c’erano tante cose che neanche lui sapeva e questa consapevolezza, da tempo sottovalutata, ora gli straziava il cuore e apriva la sua mente a interrogativi a cui non era in grado di rispondere. Gli aveva inviato dei segnali? Quel messaggio stesso forse ne era uno? Era stato miope e non aveva capito il significato profondo che quelle parole racchiudevano? Non lo sapeva e non l’avrebbe mai saputo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Teresa l’aveva salutato con una voce spezzata, in lacrime, afflitta dal dolore, di un dolore necessario, pronunciando un &lt;em&gt;Ciao&lt;/em&gt; tanto semplice quanto carico di paura, di quella che uno prova quando fa un salto nel vuoto. Era l’unica cosa da fare: non quella giusta, non quella decisa razionalmente in un ventoso pomeriggio di novembre. Era un imperativo, dettato dallo stomaco, da una pesantezza a livello del diaframma che impedisce di respirare serenamente. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Ciao&lt;/em&gt; e quel che restava era una distanza infinita tra loro due, una distanza incolmabile, una distanza che neanche un aereo verso Porto poteva annullare. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-6915671273128663561?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/6915671273128663561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=6915671273128663561&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/6915671273128663561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/6915671273128663561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/08/postumi-di-charas.html' title='Postumi di Charas | lui'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-7235550718528191173</id><published>2008-08-27T12:07:00.006+01:00</published><updated>2009-04-13T08:17:08.359+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='caramello royale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='impronte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tromba'/><title type='text'>Caramello Royale | due</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;La finestra faceva da cornice: la luce aveva impregnato il cielo di un azzurro scintillante, un azzurro che aveva lottato a lungo prima di vincere il blu che per l’intera notte aveva contraddistinto in cielo rendendolo simile ad una lavagna su cui scrivere. O su cui cancellare.&lt;br /&gt;Stefano era seduto in poltrona a fumare una sigaretta arricchita con Caramello Royale e da quella posizione riusciva a vedere in maniera distinta 3 cose: come tre impronte lasciate su un terriccio umido o sulla sabbia.&lt;br /&gt;Ogni percorso lascia tracce alla nostre spalle.&lt;br /&gt;Uno: il telefono che di lì a poco sarebbe squillato…&lt;br /&gt;Due: la tromba, appoggiata su di un pouf sospinto da un suo uso distratto subito dietro al mobiletto su cui, quasi per dimenticanza, Stefano aveva poggiato il telefono.&lt;br /&gt;Tre: la finestra-cornice, il cielo mattutino che aveva sconfitto quello cupo e denso della notte precedente, quando Stefano si era addormentato sul prato.&lt;br /&gt;3 impronte che conducono ad una porta chiusa. Stefano si era preparato la sera prima a lasciarla così come l’aveva trovata, ma non sapeva ancora che, pur volendo resistere, non avrebbe potuto fare a meno di aprirla e di concedere agli altri la verità, di urlarla al mondo, un mondo che si concentrava in due persone, di pronunciarla con la propria bocca, in modo che anche lui se ne rendesse conto, in modo che anche lui prendesse coscienza che in realtà stava forzandosi, razionalizzando il suo malessere, senza riuscire a coglierne le radici più profonde per porvi fine.&lt;br /&gt;La tromba era lì che inviava riflessi ramati alle pareti della stanza e ai suoi occhi, la tromba era lì a ricordagli che Stefano non suonava da un po’. La tromba era lì in rassegnata attesa, come una moglie che stesa nel letto, spalle al proprio compagno, piange sul cuscino perché da tempo non fanno l’amore, perché da tempo quel letto è matrimoniale solo nelle misure, perché da tempo anela il ritorno di un sentimento che non verrà più, sbiadito nella forma e nella sostanza, sbiadito ogni giorno un po’ di più.&lt;br /&gt;Tre impronte, come tre evidenze in un delitto.&lt;br /&gt;Si era da poco svegliato, leggermente stordito per la canna fumata sul prato, leggermente incriccato per l’umidità che durante la notte si era posata su di lui penetrando poco a poco nelle ossa. Si era da poco svegliato, con la testa non ancora in funzione, ma al minimo dell’attivazione possibile, si era preparato un caffè e un’altra canna. Si era seduto sulla poltrona e da lì aveva visto quelle tre cose.&lt;br /&gt;Ma prima che le riconoscesse come tra loro collegate il telefono dovette squillare.&lt;br /&gt;Era lei.&lt;br /&gt;Aveva creduto di reggere quella situazione, la sua voce, le sue pause, il suo modo di dire &lt;i&gt;Stè&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Ed invece crollò rovinosamente come le torri gemelle quel famoso 11 settembre.&lt;br /&gt;Lei qualcosa dovette intuire, ma intelligentemente non domandò.&lt;br /&gt;Si diedero appuntamento per il pomeriggio. &lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-7235550718528191173?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/7235550718528191173/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=7235550718528191173&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7235550718528191173'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7235550718528191173'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/08/caramello-royale-due.html' title='Caramello Royale | due'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-8132422499044323269</id><published>2008-08-24T15:31:00.006+01:00</published><updated>2008-09-20T20:09:21.502+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la casa del sonno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sinsemilla'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='oceano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='curaro'/><title type='text'>Sinsemilla</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Fece un sorso di Porto-tonic, poi gli disse: “Da dove cominciamo??”&lt;br /&gt;Marco diede uno sguardo alla città senza mettere a fuoco nessun punto in particolare. Fece un visibile respiro d’addome, per ricaricarsi. Il succo a mela verde sul tavolo era di un colore scintillante, carico di energia, come fosse pronto a esplodere, pervadendo l’aria di sprizzante voglia di vivere.&lt;br /&gt;Ne fece un ultimo sorso. “Da dove vuoi…”, rispose.&lt;br /&gt;Kya si aspettava quella risposta, ma non ne aveva prevista la portata. Si trovò spiazzata, ma riuscì a cavarsela: “A Valencia non c’è l’oceano. Affaccia sul Mediterraneo”.&lt;br /&gt;Le sembrava aver detto la cosa che più poteva introdurre l’argomento senza creare eccessivi disagi. Voleva rompere il ghiaccio. Così, semplicemente. Ma lunghi secondi di silenzio arrivarono, Marco distolse nuovamente lo sguardo per dirigerlo lontano.&lt;span style="font-size:+0;"&gt; &lt;/span&gt;Sembrava volesse ricordare qualcosa, strizzò leggermente gli occhi.&lt;br /&gt;“Dove trovare l’energia per un atto privo di contropartita? L’energia deve venire da un altrove. E però, occorre innanzitutto uno strappo, un qualcosa di disperato, occorre inanzitutto che il vuoto si crei.” Marco concluse quella frase ponendo l’accento sulla parola &lt;i&gt;vuoto&lt;/i&gt;. Poi si girò verso di lei: “è uno stralcio da &lt;i&gt;La casa del sonno&lt;/i&gt;; curioso come la lettera fosse conservata proprio a quella pagina!”&lt;br /&gt;Kya era sbalordita. Quella frase sembrava essere stata scritta su misura per Luisa o meglio coincideva con l’analisi che Kya faceva della sua situazione. Eppure sapeva che lo stesso valeva per Marco. Quella frase era come tristemente universale, capace di prendere entrambi per la mano, ognuno rinchiuso nel proprio mondo di problemi, pensieri, rivelazioni, per accompagnarli su un terreno di condivisione. Andava riconosciuto il vuoto, andava combattuto. O viceversa quel famoso atto privo di contropartita doveva essere finalizzato al bene.&lt;br /&gt;Ripensò a Luisa e riconobbe che c’era ancora molta strada da fare.&lt;br /&gt;Voleva fumare. Prese dalla borsa due bustine trasparenti piene d’erba, una più scura dell’altra. Le annusò entrambe e poi ne diede una a Marco: “Silver Haze. È l’ultima, poi dovrai aspettare il prossimo raccolto.” Poi prese a fare una canna dall’altra bustina.&lt;br /&gt;La preparò, l’accese e ordinò un altro Porto-tonic. Poi, diretta come l’alta velocità sulla tratta Parigi-Amsterdam disse con tono deciso: “Qual è il tuo vuoto?”&lt;br /&gt;Gli indigeni dell’America latina lottavano e cacciavano con archi e cerbottane: ben poca cosa per sconfiggere animali selvatici o nemici. Studiarono il loro territorio con la sua fitta vegetazione e scoprirono che lavorando in proporzioni differenti cortecce di alberi della zona potevano ottenere un veleno potentissimo: il curaro.&lt;br /&gt;La domanda di Kya era come un dose di curaro iniettata nel torrente circolatorio all’improvviso.&lt;br /&gt;La muscolatura si rilassava, diveniva pesante, incapace di articolare un qualunque segmento corporeo, il respiro si faceva lento, le palpebre si abbassavano, lasciando due piccole fessure per la luce, per mantenere contatto col boia, con chi quella dose aveva somministrato.&lt;br /&gt;Nonostante ciò Kya meritava la sua amicizia per quello: era abituata alla sincerità. Ci andava giù pesante con la sincerità, ferendoti o imbarazzandoti tanto da voler scomparire dalla faccia della terra. Ma era quanto di meglio uno poteva augurarsi da un rapporto.&lt;br /&gt;Marco non era ancora pronto a rispondere. Allora deviò. L’alta velocità fece sosta a Rotterdam, a mezz’ora dalla capitale.&lt;br /&gt;“L’Oceano è un concetto, non l’ho usato nel senso geografico del termine.”&lt;br /&gt;Kya era abituata alle pause intercalate tra le domande che poneva e le risposte che otteneva. Erano pause verbali, in cui si continuava a discutere d’altro, di un altro non tanto dissimile dal discorso centrale, in qualche modo ad esso connesso. Kya lo sapeva e lasciò fare.&lt;br /&gt;“Cosa è per te l’oceano?” &lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:+0;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-8132422499044323269?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/8132422499044323269/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=8132422499044323269&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/8132422499044323269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/8132422499044323269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/08/sinsemilla.html' title='Sinsemilla'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-4408849406971492200</id><published>2008-06-04T01:26:00.007+01:00</published><updated>2008-09-19T22:05:08.447+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='9.99 euro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immondizia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Napoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='O-Porto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ryanair'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Grey Berry'/><title type='text'>Grey Berry</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con un clic la vocina si acquietò.&lt;br /&gt;Aveva cercato di distrarsi quella sera. Ad un concerto per ballare, saltare, cantare: che l’alccol facesse quello per cui era stato comprato.&lt;br /&gt;Distrarsi. Mettere un silenziatore alla vocina.&lt;br /&gt;Una pausa al vortice interno che la tormentava e la corrodeva e la sfiniva.&lt;br /&gt;Musica ad alto volume.&lt;br /&gt;Per un po’ ci era riuscita. Ma tutto svanì.&lt;br /&gt;Esistono le storie a lieto fine nella realtà?&lt;br /&gt;O dobbiamo accontentarci della scorpacciata di favole dell’infanzia?&lt;br /&gt;Le bastò rimettersi in auto per tornare verso casa. In un vicolo la spazzatura era stata riversata per strada ed ora era in fiamme. Un fumo bianco e denso risaliva tra mille grossi rivoli verso l’alto, impregnado un’aria di suo fetida.&lt;br /&gt;Chiuse per prima cosa il finestrino, poi risalì il vicolo a retromarcia.&lt;br /&gt;Di lì non si poteva passare! il piave asfaltato, ricolmo d’immondizia, moromorava.&lt;br /&gt;Dovette trovare una strada alternativa e l’unica possibilità le era offerta da una parallela. Avrebbe dovuto percorrerla contro il senso di marcia. Uscì da quel girone dell’inferno e salì di grado. Altro giro, altra corsa. La cosa si faceva più interessante: slalom tra barricate fatte con immondizia.&lt;br /&gt;Tutto il nostro rifiuto, quello che neghiamo, che scartiamo, l’eccesso, il brutto di cui disfarsi, l’osso della carne, la lettera strappata, la bottiglia vuota, ma piena di rimorsi, il preservativo usato in un amplesso rubato, l’assorbente colmo di mestruo: tutto lì, in bella mostra, il sottosuolo che ce lo sputa innanzi perché ci resti impresso.&lt;br /&gt;Le si inumidirono gli occhi. Non lo sopportava. Non riusciva a reggere quello scempio. La sua città: Napoli. Ma dentro di sé il vortice non sembrava voler terminare. Una stretta allo stomaco. Il suo passato e l’oggi, il suo presente, tutto insieme condensato in un’immagine, in una sensazione, in un rifuto, quello innanzi a lei, quello dentro di lei.&lt;br /&gt;Quello fu il simbolo.&lt;br /&gt;Il resto venne da sé: Teresa torno a casa avvilita, sconfitta, triste e consapevole del fatto che lei, a livello personale, non avrebbe potuto muovere un passo per risolvere quella situazione. I media assurgevano a professori emeriti invitando i partenopei alla raccolta differenziata. Teresa in questa strategia non vedeva alcuna utilità a breve termine, nessuna efficacia per risolvere l’acuzie. Il problema era così grosso e di difficile gestione da richiedere tempo, molto tempo. E lei quel tempo non l’avrebbe concesso a nessuno.&lt;br /&gt;Piuttosto Teresa voleva differenziarsi. Modificare la propria esistenza, smarcandola da quella &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;delle persone che non avevano il coraggio di mettersi in gioco, svincolarsi dalle comodità routinarie dei rapporti, dal soldo facile, dall’auto di papà, dal piatto a tavola e le lenzuola cambiate. Voleva allontanarsi da quella città che ormai non la stimolava più.&lt;br /&gt;Rincasò, si preparò una canna di Grey Berry, erba bastarda da Bubblegum e Blueberry, e accese il computer.&lt;br /&gt;ryanair.com&lt;br /&gt;selezionare aeroporto di partenza: Roma Ciampino&lt;br /&gt;selezionare aeroporto di arrivo: Porto&lt;br /&gt;Quando?&lt;br /&gt;Cliccò sulla freccia che faceva scorrere i mesi e i giorni, cercando il volo più economico possibile. Era quello il criterio che la stava guidando, nessun altro pensiero. Trovò un volo a 9 euro e novantanove. Poteva andare. Con le tasse avrebbe speso sui 50 euro.&lt;br /&gt;Sola andata?&lt;br /&gt;Sì.&lt;br /&gt;Eseguì l’operazione: volo FR 185 del 24 luglio Roma (CIA) - Porto (OPO) &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;ore 17.46.&lt;br /&gt;Con un clic la vocina si acquietò.&lt;br /&gt;Qualcuno avrebbe potuto criticarla, sostenendo che era lei in realtà a fuggire, era lei in realtà quella non coraggiosa, quella che scappava, rinunciando a restare e a lottare perché la sua città tornasse alla normalità. Era lei che scappando faceva la morte della propria città.&lt;br /&gt;Forse quel qualcuno aveva ragione, ma Teresa aveva individuato un percorso. Doveva intraprenderlo, pena la sua di morte. Quel qualcuno per adesso poteva andare al diavolo. Lasciò la canna spegnersi quando ne aveva fumato circa metà e andò a coricarsi, libera dalla vocina.                                                          &lt;/div&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-4408849406971492200?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/4408849406971492200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=4408849406971492200&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/4408849406971492200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/4408849406971492200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/06/grey-berry.html' title='Grey Berry'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-5252146158819860547</id><published>2008-05-06T20:17:00.003+01:00</published><updated>2008-08-27T11:59:06.578+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='addio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bilancia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='metereopatia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crema di marocco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dialogo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='discutere attraverso'/><title type='text'>Crema di Marocco | tre</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sembrava che avessero chiarito, ma in realtà non era così. Da un paio di giorni, forse tre, non si vedevano (ognuno nelle proprie faccende affaccendato, ma quella era solo una scusa...) né si sentivano. Ognuno aspettava che fosse l’altro a muoversi, a fare un passo, a mostrare un’apertura, ad essere disposto ad aprire un dialogo.&lt;br /&gt;Dià: attraverso; logos: discorso.&lt;br /&gt;Attraverso il discorso. In altre parole confronto. Le parole come mezzo per muoversi dalle proprie posizioni, attraversarne di altre, perforare il muro di incomunicabilità che porta alla non condivisione e quindi alla solitudine.&lt;br /&gt;Il parlare e l’ascoltare.&lt;br /&gt;Due pesi, ognuno identico all’altro, identico a se stesso, posti su due piatti di una bilancia il cui l’ago, in questo caso, risulta perfettamente perpendicolare alla superficie d’appoggio puntando verso l’alto, guardando lo zenit sopra la nostra testa, il punto più alto, meta ultima del percorso comunicativo, lido che una volta raggiunto regala l’evoluzione del proprio pensiero.&lt;br /&gt;Il parlare e l’ascoltare nella stessa misura. Con la stessa energia. Con lo stesso peso.&lt;br /&gt;Altrimenti l’equilibrio si perde e l’ago della bilancia punta altrove, verso mete più improbabili, seguendo percorsi come poco illuminati e illuminanti.&lt;br /&gt;Ma per poterlo fare bisogna essere in due.&lt;br /&gt;Davide si domandò quanto fosse utile ammorbidire il suo approccio, quanto Teresa fosse disposta a mettersi a nudo, quanto fossero capaci, entrambi, di discutere-attraverso, mettendo da parte l’orgoglio, la rivalsa, la voglia di avere ragione…&lt;br /&gt;Si preparò una canna. Voleva alleggerire la testa, pesante come una coperta di lana doppia imbibita d’acqua piovana. Prese la Crema di Marocco e cominciò a lavorarne una parte grande quanto il gommino posto su alcune matite da ufficio. Lo mischiò con del tabacco e arrotolò tutto in una cartina.&lt;br /&gt;Esattamente 5 tiri.&lt;br /&gt;5 tiri e si decise a chiamarla. Aveva bisogno di sentirla. Aveva bisogno di capire come stava, cosa le frullava per la testa, nonostante una parte di sé, quella orgogliosa, quella stupida e virile, tirasse le redini di questa decisione.&lt;br /&gt;Scorse la rubrica del suo maledetto cellulare e selezionò: Teresa.&lt;br /&gt;Rispose con una voce tra il raffreddato e il triste.&lt;br /&gt;“Pronto…”&lt;br /&gt;“Ciao… come stai?”&lt;br /&gt;Teresa mugugnò, poi disse qualcosa di incomprensibile.&lt;br /&gt;Dopo fu un lungo silenzio.&lt;br /&gt;Davide continuava a fumare, sperando che la Crema di Marocco calmasse i battiti del suo cuore che invece non ne voleva sapere nulla di rilassarsi; nel frattempo cercava di avviare un discorso. Più che altro faceva domande di ordine generale e Teresa rispondeva  a monosillabi, probabilmente con la testa altrove.&lt;br /&gt;Ufficialmente non si sentiva bene. Forse era il cielo cupo che faceva pandan col suo cuore, grigio come la cenere, scuro come l’oceano notturno di Porto.&lt;br /&gt;Era sempre stata metereopatica, ma quella volta di più…&lt;br /&gt;La canna non era neanche finita che Davide capì che quella telefonata era stata inutile.&lt;br /&gt;Inutile per loro. Teresa lontanissima, nel corpo e nella mente. Loro due distanti.&lt;br /&gt;L’ago della bilancia quasi parallelo alla superficie d’appoggio.&lt;br /&gt;Utile per lui, perché quell’ago gli si era virtualmente conficcato nel cuore.&lt;br /&gt;Stava iniziando a capire.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Potrei aver bisogno di tempo&lt;/span&gt; non era una tautologia.&lt;br /&gt;Non era una minaccia anche se ad orecchi poco esperti poteva sembrarlo.&lt;br /&gt;Era una presa di posizione.&lt;br /&gt;Era un addio.&lt;br /&gt;O quanto meno un arrivederci a data da destinarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-5252146158819860547?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/5252146158819860547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=5252146158819860547&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/5252146158819860547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/5252146158819860547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/05/crema-di-marocco-tre.html' title='Crema di Marocco | tre'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-1526742808896232378</id><published>2008-04-26T20:57:00.003+01:00</published><updated>2008-05-12T22:47:13.257+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='visione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='blu cobalto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kashmiri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dettaglio'/><title type='text'>Ricordi di Kashmiri | 7 secondi dopo...</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Neve in basso. Il cielo scuro in alto. E poi alberi come abbracciati tra loro… Fitti e numerosi lasciavano nascosto tra loro uno spazio circolare. Nella penombra. La luna era lontana e la luce che vi arrivava era regalata di rimbalzo dal cielo esattamente al di sopra di quella pausa nel manto verde che era visibile dall’alto. Ma la luce come riflettendosi nel cielo scuro della notte, gli strappava colore, lo alleggeriva del suo profondo blu, disperdendolo tutt’intorno. Il crepuscolo in quello spazio era quindi blu. Finanche la neva sembrava contaminata, risultandone un cobalto calmo e rilassante alla vista.&lt;br /&gt;Sulla neve due samurai lottavano.&lt;br /&gt;Il primo ebbe la meglio esattamente per 7 secondi.&lt;br /&gt;Tornò a casa e la porta del bagno era aperta. Notò questo dettaglio con la coda dell’occhio, mentre entrava nella sua camera da letto. V’era una innaturale semioscurità: la notte era infastidita dalle luci artificiali che provenendo dall’esterno disgregavano il buio pesto che nessuno forse conosce.&lt;br /&gt;La coscienza di Luca si era imposta, obbligando il suo organismo ad un flusso di ricordi vividi.&lt;br /&gt;La pressione sanguigna si alza, il cuore pompa in leggera tachicardia, la sostanza reticolare si attiva, scarica ad una maggiore frequenza chiamando in gioco il sistema limbico, roccaforte delle emozioni. Una amara tristezza si impadronì di lui. Ma poi la sua ragione placò il suo animo.&lt;br /&gt;Il secondo samurai passò al contrattacco.&lt;br /&gt;Schizzi di sangue rosso cupo macchiavano la neve blu cobalto.&lt;br /&gt;Quando interagiamo con il mondo esterno applichiamo un filtro agli imput che ci stimolano. Raccogliamo il cuore dell’informazione, di quello che accade, di quello che stiamo guardando e ascoltando. Tralasciando i dettagli. Solo una visione preventivamente indirizzata verso la memorizzazione dei particolari, ci rende capaci di ritenere queste informazioni altrimenti considerate superflue. Ma questo succede quando la scena che ci si pone dinanzi è qualcosa di nuovo, un’immagine da scoprire, un’azione da interpretare. Al contrario quando interagiamo con qualcosa di già conosciuto, posto dinanzi ai nostri occhi quotidianamente, è il dettaglio fuori posto, il particolare che differisce, l’anomalia a colpirci, a rubare il nostro sguardo e la nostra attenzione.&lt;br /&gt;Era un dettaglio: la porta del bagno aperta. Ma bastò.&lt;br /&gt;La sua ragione prese il sopravvento e Luca iniziò a pensare a come la visione fosse uno strumento non rigido, non fisso, ma modulabile. E quindi anche non preciso. Ne aveva avuto dimostrazione durante la lezione con il suo professore. Il punto cieco. Ma ora anche questo… e per lui che voleva fare il fotografo, tutte queste considerazioni divenivano questioni di primaria importanza. In che modo la fotografia poteva sostituirsi alla visione? L’obiettivo era la naturale appendice del suo occhio, ma poi, a foto stampata, era un nuovo occhio a filtrare le informazioni, a scegliere quali dettagli conservare nella memoria… era un cane che si mordeva la coda…&lt;br /&gt;Triste e con la testa pesante Luca si appoggiò sul letto: voleva fumarsi una canna.&lt;br /&gt;Ma quel dettaglio lo paralizzò.&lt;br /&gt;Quel dettaglio si impossessò di lui.&lt;br /&gt;Quel dettaglio lo dominò per l’intera notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-1526742808896232378?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/1526742808896232378/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=1526742808896232378&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/1526742808896232378'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/1526742808896232378'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/04/ricordi-di-kashmiri-7-secondi-dopo_26.html' title='Ricordi di Kashmiri | 7 secondi dopo...'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-3310771579986900796</id><published>2008-04-24T17:26:00.002+01:00</published><updated>2008-04-24T17:29:15.268+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='flusso di coscienza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kashmiri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dettaglio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Morgana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eco'/><title type='text'>Ricordi di Kashmiri</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tornò a casa e la porta del bagno era aperta. Notò questo dettaglio con la coda dell’occhio, mentre entrava nella sua camera da letto. V’era una innaturale semioscurità: la notte era infastidita dalle luci artificiali che provenendo dall’esterno disgregavano il buio pesto che nessuno forse conosce.&lt;br /&gt;Era un dettaglio: la porta del bagno aperta. Ma bastò.&lt;br /&gt;Un flusso di coscienza inarrestabile percorse, centimetro per centimetro, la testa di Luca, fulmineo più della luce, ma al tempo stesso pesante come un’emicrania che lascia dietro di sè un dolore diffuso al corpo intero.&lt;br /&gt;Gli venne in mente l’immagine del suo gatto: Morgana. Aveva 8 anni quando glielo regalarono dicendogli che era un femmina. Poi scoprì che in realtà era un maschio, ma Luca decise di non cambiargli il nome, nell’idea che una cosa continua ad essere se stessa anche se la si chiama in altro modo. E Morgana rimase.&lt;br /&gt;Erano passati 17 anni fino ad allora e per chi ne ha 25, 17 rappresentano l’intera vita vissuta. Ogni episodio della propria vita era collocabile in una fase in cui lui, Morgana, c’era. Solo chi possiede animali e ci vive, ci gioca, ci parla, riesce a capire il rapporto che può crearsi.&lt;br /&gt;Quando faceva buio il gatto dormiva nel bagno adagiato nel bidet adibito a cuccia per lui: era un bel po’ di tempo, quasi dall’inizio, che aveva preso questa abitudine e loro, Luca e i suoi, la avevano assecondata. Gli impedivano però di accedere alle camere da letto durante la notte. Per cui la porta del bagno quando si dormiva era tassativamente chiusa. E così per quasi 17 anni.&lt;br /&gt;Luca usciva per poi rincasare agli inizi della notte quando ormai Morgana e i suoi già dormivano. E per lui era ormai scontato che quella porta fosse chiusa.&lt;br /&gt;Morgana li aveva lasciati da poco, passando a miglior vita se ne esiste per loro o rincarnandosi in altra forma, vivendosi una delle molteplici vite di cui i gatti sono leggendari.&lt;br /&gt;Morgana li aveva lasciati da poco, troppo poco perché Luca stesso o i suoi perdessero l’abitudine a chiudere quella porta. Negli ultimi giorni, gli venne facile ed automatico ricordare, l’aveva trovata comunque chiusa. Quella notte invece, la porta, quella dannata porta, era aperta.&lt;br /&gt;E questo bastò perché nella mente di Luca riaffiorassero tante immagini: quella volta in cui nessuno dei due, né lui né il suo gatto, riuscivano a dormire. Luca si lamentava dentro, Morgana miagolava a squarciagola. E allora si fumarono una canna di Kashmiri o meglio lui la fumò mentre il gatto faceva le fusa raggomitolato nell’incavo della sua ascella, entrambi stesi sul letto e così si addormentarono.&lt;br /&gt;Immagini su immagini riemergevano. Ricordi su ricordi.&lt;br /&gt;Una amara tristezza si impadronì di lui. Morgana non c’era più.&lt;br /&gt;La porta aperta faceva equazione con la morte.&lt;br /&gt;Zero uguale zero.&lt;br /&gt;E in quell’equazione agli zeri Luca poteva sostituire quello che realmente restava.&lt;br /&gt;I ricordi. Il suo nome.&lt;br /&gt;Pensò ad una delle sue ultime letture: Eco.&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Ci restano solo i nomi.&lt;br /&gt;Morgana…  &lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-3310771579986900796?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/3310771579986900796/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=3310771579986900796&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3310771579986900796'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3310771579986900796'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/04/ricordi-di-kashmiri.html' title='Ricordi di Kashmiri'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-7509074772376742622</id><published>2008-04-23T21:44:00.003+01:00</published><updated>2008-05-04T17:50:44.862+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='porto-tonic'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Valencia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rifman malika'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='oceano'/><title type='text'>Rifman Malika | due</title><content type='html'>Le diede un foglio spiegazzato, passandole al contempo la canna.&lt;br /&gt;Fece due tiri, guardò l’orizzonte e le venne in mente un viaggio. Quando andò a trovare Teresa.&lt;br /&gt;Ordinò un porto-tonic: Porto bianco per 3/4, acqua tonica per il resto. Una fettina di limone. On the rocks.&lt;br /&gt;“Devo raccontarti una cosa…” gli disse.&lt;br /&gt;“Leggi prima” rispose Marco. “L’ho trovata in un libro: &lt;i&gt;La casa del sonno.&lt;/i&gt;”&lt;br /&gt;Kya iniziò a leggere.&lt;?xml:namespace prefix = o /&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;Notte prima degli esami&lt;/span&gt; &lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;(03.mar.08)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Il mio cuore dovrebbe battere. Ansia, coraggio, speranze, paure, proiezioni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Una visione: qualcuno che corre. Fuga.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Un ubriaco intanto si infila dietro di me in ascensore. Incapace (ingenuo io che gli credetti) di citofonare a chi di dovere. Più probabilmente chi di dovere non voleva ascoltare, il citofono che russa in lontananza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Arriva al 4°.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Ma prima mi bacia il cuore, mi ringrazia per averlo fatto entrare, per non essere stato diffidente, scappa dai miei occhi, continua a ringraziare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Ma sa che lo osservo. Mentre l’ascensore arriva al piano. E allora non ne può più.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Alza la testa. E mi guarda. Occhi grigi come l’oceano di Valencia, in un sabato ventoso di novembre. Profondi e carichi come solo l’oceano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Alza la testa. E guardandomi ringrazia nuovamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Io proseguo. Un altro uomo ha incrociato la mia strada.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Arrivo al mio piano. Esco dall’ascensore ma non rincaso: aspetto sul pianerottolo. L’uomo con gli occhi color oceano parla da solo, bussa ripetutamente ad una porta che resta chiusa, si agita, barcolla, aspetta, insiste, ma monta in lui la consapevolezza. Negato. Rifiuto. La notte scorrerà in altro modo. Il letto che cercavi resterà vuoto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Ed io lo guardo. Ed io che penso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;All’ oceano di Valencia, che rumoroso accompagnava le lacrime.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;E a lei che stanotte mi cerca. Da tempo. Da lontano.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Tutto stanotte, quella prima degli esami, concentrato in unica battuta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Ed io non rispondo. La porta chiusa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;E lei ritenta. E lui prova coi pugni nudi sul legno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Ed io non voglio. E chi di dovere neanche.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Il mio cuore dovrebbe battere. Forte e veloce. E invece è calmo, istericamente calmo. Chiuso in un silenzio che non voleva. Stordito. Come ibernato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Il cellulare non squillerà più, anche lui resterà in silenzio, come l’uomo dagli occhi color oceano. Si addormenterà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="COLOR: rgb(153,51,153)"&gt;Domani si ricomincia. Con un esame.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fece un sorso di porto-tonic, poi gli disse: “Da dove cominciamo??”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-7509074772376742622?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/7509074772376742622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=7509074772376742622&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7509074772376742622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/7509074772376742622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/04/rifman-malika_23.html' title='Rifman Malika | due'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-6247496341217833602</id><published>2008-04-21T00:54:00.003+01:00</published><updated>2008-04-24T17:33:09.710+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cassandra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Big Bud'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='O-Porto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='flash-forward'/><title type='text'>Big Bud</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tante mensole con libri letti o sfogliati, dalle pagine ingiallite o candide come la neve solo immaginata. Tanti frontespizi, affiancati in un disordine calmo. Diversi nelle misure, nei colori, negli stili, con titoli che da lontano non riescono a stimolare efficacemente la retina. Tra loro, quei libri, c’era un lettura adolescenziale: Stephen King. A volte ritornano.&lt;br /&gt;Anche lei tornò. Tornò a tormentare: stridula, fastidiosa, insistente, nauseante ai visceri.&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;Chi sei?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;E con essa pensieri, paure, riflessioni, considerazioni.&lt;br /&gt;Sul futuro, quello futuribile, lontano dalle sognanti proiezioni d’infanzia in cui uno desidera conquistare le stelle, levitare nell’universo, osservare il mondo stringendolo virtualmente, grazie al dono della prospettiva, tra l’indice ed il pollice della propria mano.&lt;br /&gt;Pensava al domani e nel frattempo fumava Big Bud. Il presente le scorreva sotto il naso e lei riusciva a percepirlo perfettamente. Non riusciva a dare una risposta a quella domanda. Non le era chiaro cosa voleva, cosa potesse desiderare e augurarsi. Si domandava domani dove voleva che fosse. Più volte il pensiero di Davide incrociò gli altri, a volte incastrandosi quasi sorprendentemente con le immagini che la parte nascosta di Teresa riusciva a visualizzare. In altre proiezioni invece, Davide semplicemente non era previsto. In maniera automatica. Per default. Come se il suo inconscio biologico cogliesse dei frame di vita futura, flash-forward di esperienze in cui altre figure dominavano la scena. Come se una Cassandra albergasse in lei.&lt;br /&gt;Cassandra perché quelle visioni erano in contrasto con il suo presente e quindi interpretate come sogni, fantasie, ripudiate alla ragione, eretici pensieri a cui Teresa non credeva.&lt;br /&gt;Non ancora…&lt;br /&gt;Il tempo continuava a scorrere. La canna di Big Bud a estinguersi. La sua mente ad aprirsi.&lt;br /&gt;Non era il suo rapporto con Davide ad essere in crisi. Era lei. Non era Davide, non il sentimento che continuava a provare per lui / ma poteva giurarlo !?!&lt;br /&gt;Ripensò al messaggio che gli aveva mandato: &lt;i style=""&gt;so quello che voglio&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Ci pensò. Un sorriso amaro le inarcò gli angoli della bocca.&lt;br /&gt;Non era vero. Non lo sapeva affatto.&lt;br /&gt;Eppure lui non c’entrava niente.&lt;br /&gt;Era lei che aveva bisogno di mettersi in gioco, in discussione, doveva capire, doveva crescere…&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;Te-re-sa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;O-por-to.&lt;br /&gt;Sei lettere, tre sillabe.&lt;br /&gt;Doveva tornare in quel posto. Doveva tornare all’origine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-6247496341217833602?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/6247496341217833602/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=6247496341217833602&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/6247496341217833602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/6247496341217833602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2008/04/big-bud.html' title='Big Bud'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-339217268691661011</id><published>2007-10-06T10:22:00.000+01:00</published><updated>2007-10-06T10:25:22.851+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='indecisione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='caramello royale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scelte'/><title type='text'>Caramello Royale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Crediamo di scegliere.&lt;br /&gt;E di essere liberi.&lt;br /&gt;Tutt’altro. La nostra vita è in qualche modo già scritta. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Siamo destinati a crescere con gli omogeneizzati, ad andare sul passeggino, a guardare la televisione, mentre la baby-sitter fuma sigarette al balcone e parla di nulla al telefonino, a giocare alla Play Station o a navigare sul web. Obbligati a studiare perché costretti ad avere un ruolo sociale, a lavorare, quando libertà dovrebbe essere affrancamento da questo. Dalle elementari all’università, cresciuti per imparare qualcosa che paghi, pasciuti per continuare a spendere quello che si guadagna.&lt;br /&gt;Dov’è la vita in tutto ciò?&lt;br /&gt;Crediamo di scegliere, quando in realtà la vita si basa su indecisioni. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Finte / cosa mi metto per la cena di domani?, vere / avrò il coraggio di dirle che ho toccato una bambina?&lt;br /&gt;Stefano amava casa sua. Anche in relazione al piccolo giardino antistante.&lt;br /&gt;Prese l’hashish e tutto il resto e, posizionato un telo sul prato, si distese a guardare le stelle.&lt;br /&gt;Granelli di luce, spruzzati senz’ordine su una volta scura, imperscrutabile. Anche quell’immagine non aveva corrispondenza con il reale e lui lo sapeva. La distanza che intercorre tra la posizione reale delle stelle e quella che le rende manifeste ai nostri occhi è ragguardevole: un percorso che la luce compie con immensa velocità / nulla più rapida di lei, neanche il pensiero/ ma non tanto da garantire la corrispondenza tra quello che si vede e quello che c’è: le stelle inviano i loro raggi luminosi verso la terra, questa nel frattempo ruota su se stessa, voltando le spalle.&lt;br /&gt;La canna cominciò a fare effetto: il telo scuro che chiamiamo cielo diventò una lavagna su cui una mano invisibile disegnava, scriveva, creava collegamenti altrimenti improbabili. I suoi pensieri estrapolati e messi in atto all’esterno, chiaramente accessibili ora al suo Io.&lt;br /&gt;E cominciò a vedere linee sinuose che si intrecciavano, seguivano un percorso oscuro, ma affascinante, si arrotolavano su se stesse, creando...&lt;br /&gt;…ecco! L’immagine si mostrava nella sua interezza: circonvoluzioni. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il disegno di un cervello, in proiezione laterale.&lt;br /&gt;Tutto era partito quando si era chiesto cosa o chi avesse creato tutto ciò  il cielo  le stelle  il mondo&lt;br /&gt;Ed ora credeva di avere la risposta.&lt;br /&gt;Se allora tutte le storielle che si raccontano dai tempi dell’età della pietra e del bronzo, altro non sono che proiezioni mentali, ragione che domanda e che risponde, il senso di tutta la vita qual è?&lt;br /&gt;Questa domanda fu bastevole a chiudergli lo stomaco in una morsa: il Caramello Royale l’aveva gettato in un vortice ontologico sulla vita, da cui fu capace di uscire solo prendendo in considerazione gli stimoli biologici che gli provenivano dalle viscere. In altre parole: gli animali non conoscono la depressione, male della ragione, così come non conoscono le pene d’amore, l’ansia, la solitudine, le manie, l’abbandono, la gelosia….&lt;br /&gt;Di nuovo indecisioni: forse non parlarle sarebbe stato meglio. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A cosa sarebbe servito? Avrebbe realmente capito? E allora perché non viversi quel rapporto senza sovrastrutture, lasciando libera l’energia vibrante dentro sé e tagliando fuori la ragione?&lt;br /&gt;Pensò alla decisione appena presa, quella che aboliva quella precedente: non le avrebbe parlato più, almeno per ora. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse con Luca sarebbe stato diverso. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-339217268691661011?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/339217268691661011/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=339217268691661011&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/339217268691661011'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/339217268691661011'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/10/caramello-royale.html' title='Caramello Royale'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-5309015421433652693</id><published>2007-06-22T14:44:00.001+01:00</published><updated>2008-04-23T21:48:43.024+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cuore'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='campo elettromagnetico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bug'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='canna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='segreto'/><title type='text'>Giri di canna</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il cuore genera intorno a se un campo elettromagnetico potentissimo. Cinquemila volte superiore a quello creato dal cervello. Questo equivale a dire che le interazioni microscopiche che l’uomo tesse con l’ambiente intorno a sé, sono a suo appannaggio prioritario. Le onde di energia che si sprigionano da noi, prendono il via ed esplodono, percorrendo la loro parabola dinamica verso i referenti vicini, partendo dal cuore, piccolo organo di natura muscolare che ci assicura la vita biologica, ancorché non smetta di funzionare….&lt;br /&gt;Se immaginiamo quindi l’ essere umano come cardio-centrico, è in quest’organo che noi tutti conserviamo non la memoria semantica o conoscitiva, ma quella emozionale che alle prime si associa: sensazioni, amore, odio, percezioni, sentimenti, segreti…&lt;br /&gt;Ognuno di noi ha un segreto.&lt;br /&gt;Lo conserva, appunto, in fondo al proprio cuore, inaccessibile alla conoscenza altrui, talvolta alla propria. Nessuna metodica analitica è capace di vagliarlo, incastrandolo in schemi di ricerca e risoluzione preformati e codificati, che negano l’eccedenza, il resto, ciò che avanza, quella quantità numerica infinitesimale e infinita che risulta il &lt;em&gt;bug&lt;/em&gt; del problema. Vale a dire la virgola al posto sbagliato, l’errore concettuale, il bagaglio emotivo che accompagna le azioni, motivandole, e che razionalizzato perde di significato. Come dividere per zero.&lt;br /&gt;Ognuno di noi ha un segreto.&lt;br /&gt;Il problema è che l’approccio razionale e analitico che adottiamo, da inutile diventa distruttivo, autoalimenta il processo viziato di conoscenza. E di esclusione della altrui comprensione. Un muro issato attorno a sé, come quello che a Gerusalemme divide cristiani e musulmani, come quello che a Padova divide i tentati dalle puttane tentatrici. Ognuno da una parte del muro. Ognuno che crede di conoscere l’altro come se stesso.&lt;br /&gt;Marco era fortemente convinto che il padre gli stesse nascondendo qualcosa. La sua consapevolezza bastava per entrambi. Li divideva. A prescindere dalla veridicità del pensiero.&lt;br /&gt;Luisa nascondeva a tutti, o quasi, la propria malattia. Negandola anche a se stessa, se non in sprazzi temporali di disperata lucidità.&lt;br /&gt;Stefano si era quasi convinto che la strada migliore da percorrere era uscire allo scoperto. Anche lui cadeva però in errore. E credeva di affrontare il problema razionalmente, cercando di non lasciarsi sovrastare dagli eventi, cercando, per quanto in suo possesso, di controllare le altrui reazioni centellinando le proprie parole. Nella stessa misura in cui si confessa un omicidio premeditato come un furto cleptomane.&lt;br /&gt;Anche loro fumavno erba, cercando in essa il modo per affrontare correttamente il problema. Sperando che le porte della percezione possano essere abolite. Che ognuno venga allo scoperto. Che cadano le maschere, che il cerone duro applicato al viso si liquefaccia, lasciando intravedere carne rossa, carne viva, fatta di sangue e miseria.    &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-5309015421433652693?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/5309015421433652693/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=5309015421433652693&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/5309015421433652693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/5309015421433652693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/06/giri-di-canna.html' title='Giri di canna'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-8762550928636935542</id><published>2007-06-15T14:11:00.001+01:00</published><updated>2008-08-24T13:51:00.794+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='strati'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rifman malika'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scatole cinesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='minnie blu'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='matrioske'/><title type='text'>Rifman Malika</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il &lt;em&gt;Minnie Blu&lt;/em&gt; era un locale ricavato da un piccolo appartamento al piano terra di un edificio che, dall’altro lato, sembrava un suicida che si lascerà cadere nello strapiombo sottostante. Nascosto, senza alcuna visibilità su strada. Dovevi conoscerlo e dare un colpo alla porta per accedervi. Come si bussa ad un vicino di casa, come alla stanza affianco, come si usa in un ambiente intimo, per poche persone. Qualche piccola stanza, piccole cappelle laterali di un unico ambiente centrale, dove il bancone rappresentava il centro di gravità, luogo da cui tutto nasce e in cui tutto arriva. Bicchieri pieni che partono, andando in giro per i tavolini, tra le persone in piedi, tra quelle sedute comodamente sui divani, tra archi, porte, pareti… bicchieri vuoti che arrivano, tornando indietro, scegliendo percorsi alternativi, come il figliuol prodigo che ritrova la via di casa, come ognuno nel ruolo di chi l’ha preceduto…&lt;br /&gt;Alcool andava giù e le persone tornavano al bancone diverse.&lt;br /&gt;Alcool andava giù e il brusio di fondo aumentava. Parole spigolose incanalate in sterili discorsi inutili, ingigantiti per celare il silenzio che regna, cominciavano man mano a tessere una tela macchiata di verità…&lt;br /&gt;Marco era in anticipo. Il sole si era fatto spazio tra i nuvoloni del mattino, regalando luce, calore e il motivo per preferire il giardino.&lt;br /&gt;Nella stanza principale del &lt;em&gt;Minnie Blu&lt;/em&gt; v’era anche l’accesso al giardino, un piccolo paradiso, incorniciato da alberi e piante e fiori e colori e profumi, che guardava sullo strapiombo, offrendo in dono alla vista uno spettacolare orizzonte. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La città che vive o che dorme.&lt;br /&gt;Piccoli parallelepipedi disposti in maniera frastagliata si mostravano nella loro imponenza. Sicuri della loro immortalità relativa, in altro modo consapevoli che sarebbero sopravissuti alle persone, come indistruttibili, in nessuna maniera frammentabili, ognuno come la più piccola parte non più divisibile. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma all’interno di essi, invece, altri solidi, cubi o forse altro…&lt;br /&gt;Scatole cinesi, la più grande che nasconde la più piccola. Visione a strati.&lt;br /&gt;Edifici. Appartamenti. Stanze. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E all’interno le persone che ci vivono, anche queste sicure che non si possa andare più a fondo, che non si possa procedere a sfoltire gli strati e andare in profondità.&lt;br /&gt;In realtà matrioske.&lt;br /&gt;Il giardino, con la sua vista sulla città, forniva questa consapevolezza. E gli avventori in qualche modo lo percepivano. L’alcool aiutava. La mente si apriva.&lt;br /&gt;Marco scelse un tavolino in posizione laterale, ordinò un succo al gusto di mela verde e iniziò a fare una canna. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-8762550928636935542?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/8762550928636935542/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=8762550928636935542&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/8762550928636935542'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/8762550928636935542'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/06/rifman-malika.html' title='Rifman Malika'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-1112298643041933434</id><published>2007-06-08T15:21:00.000+01:00</published><updated>2007-06-08T16:04:18.230+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='linguaggio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Wittgeinstein'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tautologia'/><title type='text'>Crema di Marocco | due</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Quando pensiamo, lo facciamo nella nostra lingua madre. Utilizziamo parole. Accenniamo discorsi o discutiamo con noi stessi. Una specie di dialogo, domanda e risposta, ha luogo nella nostra mente, lì dove, paradossalmente, lo sdoppiamento è diagnosticato come patologico.&lt;br /&gt;Non pensiamo per immagini o per suoni. Ragioniamo con l’uso delle parole: il pensabile e il dicibile coincidono.&lt;br /&gt;Per una persona estrememente attaccata al linguaggio, alla ricerca del termine più appropriato, sempre intento a dare un nome corretto alle cose, che ancora conosce la differenza tra proiettile e proietto, per una persona che quindi distingue i concetti che sottendono le parole e le frasi e i discorsi, scoprire che questi nascondono delle insidie diventa devastante. Le crepe del linguaggio diventano ferite della mente, squarci nell’animo da cui sgorga ignoranza, avvizzimento, grigiume, morte.&lt;br /&gt;Piove. Questa rappresenta una proposizione elementare: la sua veridicità è messa in discussione da ciò che accade realmente. Per continuare ad essera vera, la pioggia dovrebbe davvero bagnare l’asfalto. In altre parole presenta forte aderenza con la realtà. In altro caso è falsa.&lt;br /&gt;Esistono poi quelle che Wittgeinstein chiama tautologie. Piove o non piove ne è un esempio. Qualsiasi cosa accada quella proposizione resta vera, mai smentibile, falsa in nessun caso. Per contro non esprime nulla: parole al vento, nessun concetto, nessun pensiero.&lt;br /&gt;Il pensabile e il dicibile divergono.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Potrei avere bisogno di tempo&lt;/em&gt;. Era una tatutologia e Davide lo sapeva. In realtà Teresa non aveva espresso nulla, non gli aveva comunicato le sue intenzioni. Sembrava una frase buttata lì a roteare nello spazio vuoto creato dalle loro parole dure. Avevano discusso. Di nuovo. Più volte. Davide aveva acceso finalmente il telefonino e l’aveva chiamata. Doveva chiederle spiegazioni sul quel messaggio. E riproporle nuovamente le sue motivazioni.&lt;br /&gt;Ma sembravano parlare due lingue differenti, ognuno intento a farsi capire dall’altro, a imporgli il proprio punto di vista, ad ancorarsi al proprio modo di interpretare le cose ed ad omologarsi a questo, ognuno pronto a aprire bocca, nessuno voleva ascoltare, nessuno voleva capire…&lt;br /&gt;Per di più quella frase, in quanto tautologica in essere, obbligava lo sguardo su altri scenari possibili. Squarciava, alla mente, il quotidiano creatosi durante la loro relazione, lasciando libere vecchie pulsioni incatenate e generandone di nuove.&lt;br /&gt;Pulsioni d’amore e d’odio. Di rivalsa. Di gelosia. Di riscatto. Di vita. Di morte.&lt;br /&gt;Davide rimase dopo un po’ in silenzio.&lt;br /&gt;Quella frase suonava come una minaccia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-1112298643041933434?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/1112298643041933434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=1112298643041933434&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/1112298643041933434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/1112298643041933434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/06/crema-di-marocco-2.html' title='Crema di Marocco | due'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-5021541689281609527</id><published>2007-06-04T13:56:00.001+01:00</published><updated>2008-04-24T16:08:16.738+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='punto cieco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='retina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='freak'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='blue buddha'/><title type='text'>Blue Buddha</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La distanza tra i due era di circa 3 metri. Luca chiuse l’occhio destro e con il sinistro in posizione primaria, tutti i muscoli oculomotori a riposo, fissava il capo del suo professore che, immobile e in piedi, sembrava guardare l’orizzonte vedendo numeri e matrici all’interno delle cose. Poi ruotò lentamente il capo verso destra, l’immagine muta, come con una cinepresa che ruota lentamente sul suo asse.&lt;br /&gt;Una risatina sommessa deflagrò nella sua testa. L’aveva trovato.&lt;br /&gt;L’occhio è come una piccola sfera orientata nello spazio, in cui è possibile stabilire quale sia il davanti e quale il dietro, il sopra e il sotto. Tra gli strati che compongono la superficie posteriore c’è la retina, in tutta la sua estensione, fiera del compito cui è preposta. Anche questa ha però, un tallone d’Achille. Esiste un punto su di essa che non risponde agli stimoli luminosi. Il punto cieco. La macula nera. Il non vedere nel regno della visione, nell’impero dell’immagine, nel luogo in cui la vista diviene re dei sensi, silenziando tutti gli altri, primo e più importante strumento di conoscenza…&lt;br /&gt;Ma Luca vedeva ora il suo professore decapitato: la sua testa era caduta nel punto cieco ed era scomparsa alla mente. Il cervello, dal canto suo, non ci sta, non riesce ad accettare questa inefficacia dell’organo periferico e fa da sé… riempie quel vuoto come meglio crede, usufruendo delle informazioni in suo possesso, secondo un processo detto di riempimento.&lt;br /&gt;Non sa forse che dovrebbe completare quell’uomo in giacca che continua a spiegare e non l’ambiente intorno…&lt;br /&gt;Riaprì l’occhio destro e l’acefalo smise di essere freak: la testa ricomparve…&lt;br /&gt;Luca aveva avuto la dimostrazione di come la visione e la percezione dell’immagine fossero due cose molto simili, ma sostanzialmente differenti. Si alzò e uscì dall’aula. Ma se l’occhio ci trasmette dati sbagliati o quanto meno ambigui, quali sicurezze abbiamo circa le informazioni che conserviamo nel nostro cervello?&lt;br /&gt;La risatina nel suo cervello diventa isterica, esplosa a sussulti, l’aria che torna di rimbalzo verso il basso, come bloccata in un ascensore impazzito. Il diaframma è in preda ad una contrazione paradossa, che si ripete a ritmo di metronomo. La risatina diviene singhiozzo. E con lui lacrime pesanti come dubbi.&lt;br /&gt;Luca si allontanò per cercare un albero sotto la cui protezione potersi fumare un po’ d’erba avvolto da un confortevole silenzio. Blue-Buddha per pensare, ricordare e analizzare. Tutto quello che aveva visto, gli oggetti, le persone, gli eventi, se stesso, tutto andava messo in discussione, perché analizzato in prima istanza parzialmente ovvero con la falsa consapevolezza che tutto fosse accessibile quando visibile.&lt;br /&gt;Blue-Buddha per pensare, ricordare e analizzare.&lt;br /&gt;Questa volta ad occhi chiusi… &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-5021541689281609527?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/5021541689281609527/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=5021541689281609527&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/5021541689281609527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/5021541689281609527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/06/blue-buddha.html' title='Blue Buddha'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-8078156670465075506</id><published>2007-05-28T10:33:00.000+01:00</published><updated>2007-05-28T11:21:15.507+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='bulimia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='purple haze'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vomito'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stomaco'/><title type='text'>Postumi di Purple Haze</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Più o meno cappi al collo...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per facilità: immaginate un sacco non rigido, di costosa pelle d'animale, lavorata in modo che risulti pieghevole, segua le curve proposte, negando gli angoli e immaginate ora un liquido al suo interno, che lo riempia lasciando spazio ad una grossa bolla di gas. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La borsa è sospesa in aria, beffandosi della gravità e di Newton che la rinchiuse in una legge; distesi sul suo corpo tanti anelli di corda, cappi al collo, dove il collo non esiste, alle cui estremità nodose mani pronte a stringere. Agiscono non contemporaneamente, ma secondo una disordinata sequenza o forse, secondo un'ordinata tortura... &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La forma del sacco muta ricordando vari oggetti: si stringe al centro - clessidra, in alto con maggior costrizione a destra - borsa di tabacco, in basso - sbuffo di fumo... &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al suo interno il liquido non trova pace, danza con la bolla d'aria, disegnando punto a punto curve sinuose, ma la sua pressione aumenta: è stanco e urge la quiete. Vuole fuoriuscire.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se fisiologicamente lo stomaco possiede un'entrata, superiore, ed un'uscita, inferiore, esistono situazioni in cui i ruoli si invertono. Le mani più forti di tutte agiscono all'unisono: le prime stringono il piloro, il foro d'uscita, le seconde soffocano al centro, costringendo il contenuto verso l'alto, l'acido cloridrico corrode le pareti, sale, ustiona ciò che incontra, distrugge, cerca l'uscita e la guadagna. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;vomito.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E così Luisa sporcò di nuovo il cesso di casa sua.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;non ti ho mai perdonato. mi guardavi. cicatrici. avrei mai potuto immaginare. non te l'ho mai detto. tu neghi. sapevi più di me. quale il bisogno. ti odio. percezioni differenti. tu sai. eppure ti amo. io negata alla vita. ad una parte di essa.&lt;/em&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ogni volta che le sue ossessioni tornavano a bussare alla sua porta, il più delle volte in punta di piedi, prendendo corpo nella sua mente, nuove mani nodose si rigeneravano da ceneri sopite e stringevano... &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E insieme a tutti i residui del pranzo o della cena, Luisa vomitava quei pensieri...&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-8078156670465075506?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/8078156670465075506/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=8078156670465075506&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/8078156670465075506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/8078156670465075506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/05/postumi-di-purple-haze.html' title='Postumi di Purple Haze'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-6055004947416028247</id><published>2007-05-25T13:51:00.000+01:00</published><updated>2007-05-25T13:55:33.583+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='domanda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='risposta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='io'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='indian cream'/><title type='text'>Postumi di Indiam Cream</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La notte trascorse velocemente, senza lasciare tracce. Un piccolo letargo che aveva cancellato tutti i pensieri raccolti nel dormiveglia,  un attimo prima che il sonno profondo si impadronisse di lei. Davide invece, aveva sempre dormito poco con il buio: era animale notturno, il silenzio suo complice, il cervello attivato quando il sole si spegneva nello specchio d’acqua salata che riusciva a scorgere dal suo terrazzo. Con la speranza che avesse risposto al messaggio, Teresa accese il telefonino e andò a fare colazione, cercando di recuperare le idee balenate nella sua testa la sera prima.&lt;br /&gt;Con fatica cominciò a ricordare.&lt;br /&gt;Aveva provato a farsi delle domande. E a darsi delle risposte.&lt;br /&gt;Nonostante fosse inutile mentire, perché nessuno poteva ascoltarla, perché in realtà non stava mettendosi in gioco, perché in fondo non sarebbe servito a scoprire nulla di vero sulla sua persona, trovava estremamente difficile appaiare la giusta domanda con la giusta risposta.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Chi sei e cosa vuoi fare?&lt;/em&gt; Una vocina stridula prese corpo nella sua testa, lì dove riposa la corteccia uditiva, fastidiosa come il ronzio di un insetto che vola in prossimità del nostro orecchio. Lo scacciamo con la mano, mentre per riflesso, voltiamo il capo dall’altro lato.&lt;br /&gt;Automaticamente la voce del suo Io, che sembrava essere identica, per timbro e intonazione, a quella che usava tutti i giorni per interagire con gli altri, rispose: Teresa, 25 anni, studentessa, aspirante ambasciatrice.&lt;br /&gt;Sembrava fosse ad un provino o ad un colloquio di lavoro. Cinque righe per descriverti.&lt;br /&gt;Ma in realtà non aveva risposto alla domanda. E la vocina ritornò…&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Chi sei e cosa vuoi?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il suo Io questa volta tacque a lungo. A che serviva rispondere &lt;em&gt;Teresa&lt;/em&gt;? In che modo quel nome, quella parola composta da tre sillabe, ognuna da due lettere, poteva colmare lo spazio lasciato da quella terribile domanda.&lt;br /&gt;Provò a chiedersi dov’era l’errore di fondo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nella domanda, in qualche modo banale, la cui risposta dovrebbe essere in realtà tanto dinamica quanto la vita stessa e la serie pressoché infinita di eventi che ci plasmano, noi duttili come rame da piccoli, duri come il diamante quando chiudiamo gli occhi al mondo…&lt;br /&gt;Nella risposta, forse ancora più banale, che se in un caso si concretizza nella sterile cronaca dei fatti salienti della nostra vita, dall’altro enumera i buoni propositi, i falsi moralismi, i luoghi comuni, i desideri convenzionali, omettendo le paure, i segreti, i peccati, anche solo immaginati, le fobie, le compulsioni…&lt;br /&gt;Ancora una volta incapace di rispondere.&lt;br /&gt;Il silenzio di Teresa, in questo caso, perse la forza comunicativa che aveva potuto mostrare in altre occasioni e non bastò alla vocina che, dopo un po’, tornò a tuonare: &lt;em&gt;chi sei e cosa vuoi?&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-6055004947416028247?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/6055004947416028247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=6055004947416028247&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/6055004947416028247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/6055004947416028247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/05/postumi-di-indiam-cream.html' title='Postumi di Indiam Cream'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-6429927942134940756</id><published>2007-05-21T19:31:00.001+01:00</published><updated>2008-08-27T12:51:40.170+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='afghano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mishima'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='silenzio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='frigidità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tromba'/><title type='text'>Postumi di Afghano</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Luca era appena andato via.&lt;br /&gt;Seduto sul divano, i neuroni che scaricano con frequenza bassissima ovvero con i pensieri rallentati, le endorfine e i cannabinoidi in circolo che schizzano dolcemente da un sito del cervello all’altro, accompagnando i neuroni sopiti verso il piacere, Stefano si godeva un momento di reale solitudine. Nonostante fosse ancora nudo si era acclimatato, la sua temperatura interna in scia con quella ambientale, risultando sulla sua pelle un piacevole calore.&lt;br /&gt;Rimase così, immobile, il tempo necessario a riprendersi dal sesso e dalla canna.&lt;br /&gt;Dopo aprì gli occhi e decise di suonare.&lt;br /&gt;La prima volta che provò a suonare la tromba impiegò due giorni per emettere suono alcuno. Dopo i primi infruttuosi tentativi si era quasi convinto che fosse rotta. In realtà non riusciva a immettere aria a sufficienza per produrre un suono.&lt;br /&gt;L’aria insufflata attraverso il bocchino percorre la tubatura dello strumento in modi differenti: i pistoni, che hanno possibilità di movimento verticale sul proprio asse, modificano il percorso operato dal flusso d’aria, creando turbolenze e vibrazioni. L’aria scivola lungo le pareti, sbatte contro gli ostacoli, si carica di energia, trema, si infila, poi nella campana il suono prodotto dalle sue vibrazioni si amplifica per fuoriuscire ed esprimersi al mondo, orgoglioso del difficile percorso eseguito.&lt;br /&gt;Non era una questione di polmoni, ma di energia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Stefano col tempo acquisì la capacità di modificare il suono prodotto dalla tromba, e quindi di suonare in tutte le ottave, variando la pressione delle labbra sul bocchino e la potenza dell’insufflazione. Energia interna che si proietta all’esterno sotto altre forme. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come un ballo in maschera.&lt;br /&gt;Prese la tromba, ma fu il silenzio.&lt;br /&gt;Si ritrovò, come la prima volta, a non riuscire ad emettere suoni. Gli bastò il secondo tentativo per lasciar cadere a terra la tromba, producendo un rumore sordo e metallico. Si angosciò. Pentagrammi che si dipingono di nero. Imbarazzante silenzio d’attesa che diventa pesante. Anche a respirare.&lt;br /&gt;Ricordò il personaggio di un romanzo di Mishima la cui sordità selettiva verso la musica era freudianamente associata alla sua frigidità e capì.&lt;br /&gt;La sua bocca doveva divenire strumento di amplificazione per le cose che aveva dentro di se. La tromba per un attimo nel ripostiglio.&lt;br /&gt;La musica che creava non era bastevole. Era giunto il momento per le parole.&lt;br /&gt;Doveva parlargli. Doveva parlarle.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-6429927942134940756?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/6429927942134940756/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=6429927942134940756&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/6429927942134940756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/6429927942134940756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/05/postumi-di-afghano.html' title='Postumi di Afghano'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-4915742094567070920</id><published>2007-05-18T13:51:00.000+01:00</published><updated>2007-05-18T13:57:20.762+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='spleen'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='acqua calda'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='recettori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='silver haze'/><title type='text'>Silver Haze | due</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ne odore di caffè ne caldi raggi luminosi svegliarono Marco quella mattina.&lt;br /&gt;Il dormiveglia era durato parecchio. La notte lunga. Parecchi sussulti. Troppe volte girato a guardare l’orologio, nella speranza che fosse tanto tardi da svegliarsi. O tanto presto da sperare ancora di potersi addormentare, sognare altro, dimenticare.&lt;br /&gt;Fu l’elettronico trillo del telefonino, fallite le aziende produttrici di sveglie, a riportarlo definitivamente nel mondo reale dove il suolo dona spine e cardi all’uomo e lui risponde concimandolo col sangue.&lt;br /&gt;Si sentiva poco riposato, sfatto, con un leggero mal di testa e con zero voglia di fare le milioni di cose che lo aspettavano. Decise che farsi una doccia sarebbe stato un buon modo per riprendersi e scaricare la tensione, anche muscolare, che aveva accumulato durante la notte. Direzionò la leva dell’apertura dell’acqua su una temperatura piuttosto calda e la sollevò per intero. Getti spessi di acqua calda e potente lo colpirono sulle sue spalle larghe. Inarcò di riflesso la schiena e si godette quel momento di quasi dolore.&lt;br /&gt;I recettori deputati al riconoscimento della temperatura cutanea hanno soglie di stimolo limitate, vale a dire che superati quei limiti, non sono più capaci di fare il loro lavoro. Se nell’intervallo di pertinenza essi sono capaci di inviare segnali al cervello in modo che questo sia in grado di poter compiere paragoni tra temperature diverse e quindi riconoscerle come differenti, al di fuori di esso, tali recettori segnalano una sola cosa: dolore. Diventa di secondaria importanza distinguere due temperature differenti, l’una più piacevole dell’altra magari. L’utilità prima diviene segnalare il pericolo. Di ustione. O di congelamento. Esistono priorità.&lt;br /&gt;Esistono nella vita di tutti, solo che Marco non aveva individuato ancora le proprie e si lasciava trascinare dal flusso di eventi che si presentavano di volta in volta nella propria vita. Tutto il resto era piuttosto schematico e segnato: tutto come previsto, tutto come disegnato da un ritrattista da due soldi ad una fiera di un paese lontano e poco interessante.&lt;br /&gt;Il dolore, se tale poteva essere chiamato, era l’unico modo che aveva per chiudere quel maledetto mal di testa in un cassetto e dimenticarselo lì per un po’.&lt;br /&gt;Che poi quel mal di testa fosse in realtà uno spleen di quel periodo lo convinse a spararsi addosso acqua ancora più calda.&lt;br /&gt;E a spararsi in testa una dose sufficiente di thc.&lt;br /&gt;Di primo mattino non poteva farsi una canna con la Jack Herrer. Distruttivo ibrido multiplo di Northern Light, Skunk ed Haze. Andò a controllare se in cucina gli era rimasta un po’ di Silver Haze. Più soft, morbida, relax, arrotonda gli spigoli, il pesante diviene di nuovo più leggero. Sicuramente migliore per iniziare la giornata. Era stata Kya a procurargliela. La trovò, ma era poca cosa: doveva ricordarsi di chiederle se poteva portargliene un po’ al &lt;em&gt;Minnie blu&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Fece una canna e la fumò molto lentamente, tanto da abbandonare i suoi intenti di andare ai corsi. Rimandò nuovamente.&lt;br /&gt;Vaffanculo le priorità, vaffanculo tutto il resto…&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-4915742094567070920?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/4915742094567070920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=4915742094567070920&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/4915742094567070920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/4915742094567070920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/05/silver-haze-due.html' title='Silver Haze | due'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-2300435747741852118</id><published>2007-05-10T00:47:00.000+01:00</published><updated>2007-05-10T00:55:18.135+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Maurizio Ferraris'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crema di marocco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='telefonino'/><title type='text'>Crema di Marocco</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=""&gt;La metro di Berlino ha 18 linee, altrettanti snodi di interscambio maggiori e una miriade di punti di contatto tra due o tre percorsi. La fermata dello Zoologischer Garten, quella alle porte del famoso zoo della città, ritrovo di tossici, pusher e puttanelle, è un crocevia per ben quattordici binari che si tagliano tra loro reciprocamente. Non è da meno la fermata di Alexander Platz, dove due statue di Marx ed Engels, nel ricordo e rispetto di un vicino passato ormai desueto e fallito, si lanciano verso il cielo citato da Wenders.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt; Se nella ovvia vita quotidiana il metodo che applichiamo nel compiere i nostri gesti è quello del risparmio, in linea puramente teorica potremmo partire da una fermata e giungere in un'altra secondo numerosi percorsi alternativi, non necessariamente più brevi. Così come sarebbe possibile saltare su un treno qualsiasi, sulla linea arancione per esempio, e prendere alla rinfusa differenti metro: cambiare sempre, colori differenti, direzioni opposte, senza un ordine preciso, senza soprattutto un fine. Ci si starebbe prendendo gioco del destino, che pignolo tesse la tela della nostra vita. Si aprirebbero possibilità nuove: nuove persone e nuovi volti, nuovi luoghi, tutto si incastrerebbe secondo una nuova inclinazione o eventi in divenire si dissolverebbero prima di essersi ancora realizzati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt; Con lo stesso improbabile approccio, Davide, saltando da un sito all’altro attraverso il meccanismo dei link, prendendosi gioco di chi, per lavoro, costruisce sofisticati algoritmi per guidare la navigazione veloce sul web, arrivò al blog di Maurizio&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ferraris.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt;|Ontologia del telefonino|&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt; Iniziò a leggere e si appassionò. Decise allora di fumarsi una canna. Aprì il primo cassetto e prese tutto l’occorrente: dopo qualche minuto era di nuovo alla lettura del blog.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=""&gt; Maurizio Ferraris è un professore di filosofia dell’università di Torino e nel suo sito v’erano stralci di un suo libro. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Immaginiamo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; &lt;i style=""&gt;uno che ci chiami su un telefono fisso e ci chieda: “Dove sei?”. La risposta sarebbe stupida e scontata: “Dove vuoi che sia? Sono lì, dove mi chiami”. Con il telefonino, è tutto un altro paio di maniche, si incomincia proprio chiedendo: “Dove sei?”, visto che l’interlocutore può essere dappertutto. Magari non ci si fa troppo caso, tanto si è ciechi rispetto al mondo in cui si vive. A questo punto, chiedersi che tipo di oggetto è un telefonino (“ontologia” vuol dire questo), diventa interessante.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver letto diversi estratti era chiaro a Davide l’intento di Maurizio Ferraris di mostrare i paradossi in cui le persone si trovano coinvolti grazie all’uso del cellulare e di sottolinearne tutti gli aspetti negativi. L’essere potenzialmente sotto perenne controllo, il dover giustificare la mancata risposta, quando questa, riferita al telefono fisso, significava semplicemente non presenza in quel determinato luogo.&lt;br /&gt;Più leggeva e più Davide si conviceva di aver ragione.&lt;br /&gt;Aveva discusso milioni di volte con Teresa per il fatto che il proprio telefonino fosse “sempre” spento, irraggiungibile o quant’altro. Ma non lo faceva in maniera mirata: era dimenticanza o inconscia voglia di momenti di solitudine, non certo indifferenza.&lt;br /&gt;Guardò l’orologio, erano le 14,47. Fece l’ultimo tiro dalla canna e la spense, poi pensò che forse era ora di accendere il telefonino.&lt;br /&gt;86 secondi più tardi gli arrivò un messaggio. In realtà risaliva a qualche ore prima.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ho pensato molto a noi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; So quello ke voglio...&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt; tu invece???&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Fece una smorfia di disappunto e spense nuovamente il cellulare. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;                                &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 18pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-2300435747741852118?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/2300435747741852118/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=2300435747741852118&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/2300435747741852118'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/2300435747741852118'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/05/crema-di-marocco.html' title='Crema di Marocco'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-3424273264445941603</id><published>2007-05-07T19:43:00.000+01:00</published><updated>2007-05-07T19:49:07.179+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='risotto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='verdicchio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gamberetti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carciofi'/><title type='text'>Purple Haze</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Stappò la bottiglia di Verdicchio e ne versò un po’ nella padella. Ci fu una gran fumata. Con la cucchiarella continuava a rimestare il risotto affinché non si attaccasse e in modo che il vino potesse evaporare dolcemente lasciando al riso quel tipico sentore di mandorla amara. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Per Luisa la cucina significava vita: attraverso fuochi, ricette, spezie e padelle esprimeva la sua essenza. Già i colori del piatto che stava preparando avevano un significato ben preciso.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il verde regalato dai carciofi: un verde non-speranza, un verde pazienza, un verde rassegnazione. Un verde amaro quanto i carciofi stessi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E poi il rosa gamberetti: un rosa timido, che non ha la forza di imporsi, che cede il passo al robusto verde. Un rosa che si riscopre solo a intermittenza. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Mentre il risotto compiva la sua parabola di cottura, Luisa beveva, mangiucchiava e fumava una canna che ogni tanto lasciava spegnere nel posacenere: mise in bocca un pezzò di formaggio, fece due tiri e infine si attaccò avidamente al bicchiere in cui aveva versato poco più che un sorso di vino. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;La cosa ando così per circa 25 minuti, tempo di cottura di quel risotto che aveva inventato di sana pianta, recuperando gli ingredienti disponibili in frigo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quando pensò che riso, carciofi e gamberetti fossero ben cotti e fusi insieme, spiattò e prese a mangiare.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nulla di strano. Niente di eccezionale. Davvero un cazzo da raccontare, se non fosse per il fatto che l’orologio sulla parete segnava le 3.38 di notte e che Luisa aveva già mangiato una fetta di carne, un po’ di salumi, patate fritte e la pasta e piselli avanzata dal pranzo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Quando finì di mangiare erano passati 9 minuti.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Prese il cellulare e scrisse velocemente un messaggio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span style=""&gt;Aiutami…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Poi, con gli occhi pieni di lacrime non ancora versate, corse in bagno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;  &lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div style=""&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-3424273264445941603?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/3424273264445941603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=3424273264445941603&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3424273264445941603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3424273264445941603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/05/purple-haze.html' title='Purple Haze'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-5629556125233202402</id><published>2007-05-04T13:14:00.000+01:00</published><updated>2007-05-18T00:03:24.565+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='afghano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='orgasmo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sakamoto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='solitudine'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='benzodiazepine'/><title type='text'>Afghano</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fecero l'amore due volte.&lt;br /&gt;La prima perchè gli ormoni glielo imponevano: senza pensarci troppo, senza accostarsi all'atto con calma, senza preliminari, il cazzo già duro e l'orgasmo precoce.&lt;br /&gt;La seconda,invece, perchè ad imporglielo era la sete d'animo, la voglia di comunione, il desiderio di sentirsi due come uno. Coccole, carezze, visi che si sfiorano, braccia che si intrecciano, baci leggeri come zanzare, parole d'amore sussurrate all'orecchio con gli sguardi persi alle spalle del compagno. Si ritrovarono poi a compenetrarsi e amplesso fu. Di sottofondo &lt;em&gt;merry christmas Mr. Lawrence&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Raggiunto l'orgasmo si distesero supini sul letto, uno di fianco all'altro, guardando il soffitto. Non una parola. nessuna poteva essere adatta, nessuna capace di descrivere la pace dei sensi, l'estasi, il nirvana della carne che provavano in quel momento, quando l'orgasmo li aveva toccati. Energia pulsante dentro di loro, energia che si sprigiona e che diffonde, colorando le pareti della camera da letto.&lt;br /&gt;Luca prese coraggio: dopo essersi dato una pulita in bagno, tornò nudo nella stanza, cioccolato in una mano, hashish nell'altra.&lt;br /&gt;Si mise seduto nel letto, spaccò un pezzo di cioccolato, lo assaporò ad occhi chusi.&lt;br /&gt;Poi prese a fare una canna.&lt;br /&gt;"che ne pensi?" chiese Luca, mentre cercava un cartoncino per poter fare un filtro.&lt;br /&gt;"cosa?" rispose.&lt;br /&gt;"di noi?"&lt;br /&gt;"per ora sto bene... davvero..."&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;per ora....&lt;/span&gt; flash-forward:&lt;br /&gt;ci sarà un giorno in cui non saremo più insieme, affianco a me qualcun'altro o forse nessuno.&lt;br /&gt;ciò che era uno si sdoppia, dalla costola di adamo nasce eva, ma eva tradirà adamo...&lt;br /&gt;il problema per Luca non era perdere quello che credeva l'amore della sua vita.&lt;br /&gt;era restare da solo.&lt;br /&gt;stanza vuota. pareti che in origine erano bianche, ora ingiallite dal cinico tempo. solo una sedia in un angolo. nessuna porta, nessuna finestra, nessun varco.&lt;br /&gt;Luca confondeva dentro di se i concetti  di solitudine, isolamento ed esser soli: non avevano per lui significati differenti, erano per lui tutti sinonimi, rappresentavano tutti  una espressione della sua Paura.&lt;br /&gt;Quale fosse poi il motivo per cui Luca approcciava la questione in maniera fobica, tale da richiedere un uso quotidiano di benzodiazepine e la luce sempre accesa durante la notte, non era dato saperlo.&lt;br /&gt;Neanche Stefano ne era a conoscenza, nonostante ne avessero parlato più volte e nonostante stessero insieme da ormai tre anni.&lt;br /&gt;Stefano si allungò su un fianco e avvicinò il suo volto a quello di Luca.&lt;br /&gt;Gli diede un piccolo bacio, sfiorando con la punta della lingua le labbra dell'altro.&lt;br /&gt;Poi si alzò per andare a farsi una doccia.&lt;br /&gt;"non fumi?"&lt;br /&gt;"lasciala spegnere, faccio due tiri dopo."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-5629556125233202402?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/5629556125233202402/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=5629556125233202402&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/5629556125233202402'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/5629556125233202402'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/05/fecero-lamore-due-volte.html' title='Afghano'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-1958878715625461835</id><published>2007-05-02T13:29:00.000+01:00</published><updated>2007-05-02T23:25:51.950+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='jack herrer'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='david boring'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='daniel clowes'/><title type='text'>Jack Herrer</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Aveva sempre sospettato che suo padre gli stesse nascondendo qualcosa. Ne aveva il sentore: la sua cute gli inviava piccoli segnali, stimoli elettrici che infuocavano spie di allarme nel suo cervello stonato dalla Jack Herrer.&lt;br /&gt;Pensò che tutto potesse essere piuttosto normale. Pensò a Kya e al suo rapporto con il padre.&lt;br /&gt;Forse non c’è nulla di speciale… tutti i figli… tutti i padri…&lt;br /&gt;Era confuso: non riusciva a capire cosa lo metteva in crisi.&lt;br /&gt;Aveva sempre sopportato, in maniera più o meno brillante, il rapporto che esisteva con lui, l’albero, il sole, il fallo, la potenza che rinasce sotto altre forme…&lt;br /&gt;Lo aveva semplicemente tagliato fuori dalla propria vita, se non quella quotidiana fatta di stupidi gesti e sterili meccanismi consolidati nel tempo, quella intima e creativa, in divenire, la potenza che si riscopre e si proietta verso nuovi orizzonti, recidendo per sempre il cordone ombelicale.&lt;br /&gt;Potenza che muore. Potenza che nasce.&lt;br /&gt;Come una pianta di sativa. Compie il suo ciclo. Ci regala il seme. Geneticamente affine. Questione di DNA.&lt;br /&gt;Il seme a sua volta compie il ciclo, identico a se stesso, identico nei tempi, a discapito dei ruoli invertiti per gioco dal destino.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mi trovo proiettato tra dieci anni… ho i baffi…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Questione di DNA.&lt;br /&gt;Marco ripensò allora a Daniel Clowes, pantaloncini corti e maglietta, sguardo spento, rassegnato al proprio destino…&lt;br /&gt;In mente, come marchiato a fuoco, l’immagine di quel fumetto letto da poco.&lt;br /&gt;La soffice nuvoletta fumettistica si prendeva gioco di Marco; scappava e ritornava, si faceva inseguire, dilatava le distanze, ma poi tornava mutata: le curve diventate angoli, la bidimensione che si riscopre trina, il leggero che diventa pesante, il bianco che si macchia di scuro, lo fagocita, lo fonde con se fino a risultarne un colore inguardabile, che non si fa mostra di se, ma nasconde la tela sottostante.&lt;br /&gt;Nuvoletta diventata macigno. Testa pesante. Rumore di fondo.&lt;br /&gt;“Potrò mai oppormi alla tirannia del DNA o sono destinato anch’io ad un futuro di totale infelicità?” *&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*da "David Boring" di D.Clowes&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-1958878715625461835?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/1958878715625461835/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=1958878715625461835&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/1958878715625461835'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/1958878715625461835'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/05/aveva-sempre-sospettato-che-suo-padre.html' title='Jack Herrer'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-3011191042066802497</id><published>2007-05-01T00:36:00.000+01:00</published><updated>2007-05-02T13:37:52.399+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kya'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='silver haze'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='muffin'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='all stars'/><title type='text'>Silver Haze</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il suo colore preferito è il nero. O forse il viola, ma il viola mosto, non certo quello ametista.&lt;br /&gt;Se a quel viola si aggiunge però un bel po’ di rosso…&lt;br /&gt;Mattone scuro e spento. Potrebbe andare.&lt;br /&gt;Certo era che nella vasta scala di colori e pantoni, Kya prediligeva quelli scuri. Le tonalità pastello chiaro erano abolite dal suo assortimento mentale di colori. Come avere un portapastelli solo con matite che disegnano il crepuscolo, la penombra, l’intorno escluso, il reietto della visione centrale…&lt;br /&gt;Ogni mattina, le tende chiuse, era per lei semplicissimo scegliere i capi da indossare: poca variabilità, pochi abbinamenti possibili, poche eccezioni, un qualsiasi capo scuro su un paio di jeans e scarpe rigorosamente basse, in genere All Stars.&lt;br /&gt;Ma per Kya non era solo una questione di abbigliamento. Era una filosofia. Percorrere la strada sterrata che conduce nel bosco: più buia, più incerta, più interessante. Preferirla a quella asfaltata e rigogliosa di luce, che si mostra fiera dei suoi pregi e inconsapevole delle sue brutture.&lt;br /&gt;Quella mattina, appena uscita dal bagno con indosso ancora l’accappatoio, si diresse in cucina.&lt;br /&gt;Normalmente faceva colazione ad un bar all’angolo della strada, leggendo il giornale, ma quel giorno aveva voglia di muffin. Ne prese uno e lo ficcò nel forno. Ci sarebbero voluti circa 15 minuti. Si versò del caffè e prese tritino ed erba dalla borsa. Aveva sempre benedetto l’inventore del tritino: ti permetteva di sminuzzare l’erba in una spumosa polverina e di miscelarla con proporzioni variabili di tabacco, offrendoti una miscela uniforme da assaporare fino all’ultimo tiro. Quello che aveva lei era fantastico: perfettamente nero, piccolo e funzionale. Chiuse la canna con qualche difficoltà; in genere era sempre in compagnia ed erano sempre gli altri a chiuderle, ma all’occorrenza non si tirava indietro. Tra l’altro aveva sempre pensato che fumare da soli era il miglior modo per viaggiare.&lt;br /&gt;Rilassati, siediti sulla tua poltrona preferita, chiudi gli occhi.&lt;br /&gt;Buio. E poi luce.&lt;br /&gt;Potere dell’immaginazione.&lt;br /&gt;O del Thc.&lt;br /&gt;Quella mattina Kya si perse nella folla di idee e progetti che aveva per le ore a venire: era purtroppo però riuscita ad organizzare la sua giornata solo fino all’aperitivo delle 12 quando il telefonino trillò.&lt;br /&gt;1 messaggio ricevuto.&lt;br /&gt;ore 3.47 della notte trascorsa.&lt;br /&gt;Aiutami…&lt;br /&gt;Lo stomaco di Kya si contorse piegato dall’acido.&lt;br /&gt;E il muffin non era ancora pronto...&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-3011191042066802497?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/3011191042066802497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=3011191042066802497&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3011191042066802497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/3011191042066802497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/04/silver-haze.html' title='Silver Haze'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4876645468207678418.post-2325571525565643064</id><published>2007-04-30T11:30:00.000+01:00</published><updated>2008-01-19T22:05:58.558+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='silenzio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cafè del mar'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='indian cream'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='canna'/><title type='text'>Indian cream</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;i&gt;Ho pensato molto a noi.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;So quello ke voglio...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;tu invece???&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Un piccolo colpo sulla cornetta verde. Messaggio inviato.&lt;br /&gt;Teresa impiegò circa 45 minuti per inviargli quella comunicazione.&lt;br /&gt;45 minuti: 11 parole.&lt;br /&gt;In realtà da quando aveva iniziato a pensare a come sarebbe stato meglio agire, aveva ascoltato per ben due volte il volume numero 6 di &lt;i&gt;Cafè del mar&lt;/i&gt;: nell’ultima telefonata con Davide i silenzi erano stati maggiori degli scorci di dialogo e anche in quel messaggio chiara era l’intenzione di sovraccaricare i segni di interpunzione, quelli che arrestano il flusso di parole, quelli che arrestano il flusso di rabbia e rassegnazione che giunge al cervello, quelli che impongono una pausa.&lt;br /&gt;Puntini sospensivi che rimandavano a vecchi scontri.&lt;br /&gt;3 punti interrogativi.&lt;br /&gt;3.&lt;br /&gt;Come a chiedersi davvero: chi sei e cosa vuoi da me?&lt;br /&gt;Pause silenzi vuoti tele grigie.&lt;br /&gt;Silenzi pieni di paure, timore di perdersi, timore di incontrarsi, timore di scoprirsi davvero, proiezioni, desideri sopiti, voglia di libertà, voglia di capire…&lt;br /&gt;Non le restava che aspettare.&lt;br /&gt;Ma nel frattempo non poteva non chiedersi quali eventi avrebbero potuto ora scatenarsi.&lt;br /&gt;Si preparò filtro, cartina e sigaretta.&lt;br /&gt;Cominciò a squagliare l’hashish: fissava il fuoco e nel blu alla base della fiamma rivide se stessa prima dell’ultima discussione con Davide: la calma che si estingue, il passivo che si trasforma in attivo, il freddo che diventa caldo, cambia colore, diventa giallo e distrugge, bruciando, quello che incontra. Prese l’hashish tra pollice e indice e lo sbriciolò senza problemi. Il fuoco aveva agito.&lt;br /&gt;Rollò la canna e l’accese.&lt;br /&gt;Il secondo tiro fu più efficace del primo.&lt;br /&gt;Ora poteva davvero domandare.&lt;br /&gt;Spense il telefonino che, come previsto, era rimasto in silenzio e continuò ad aspirare con pacatezza, seduta per terra, fuori al balcone, scrutando l’infinito dentro se stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4876645468207678418-2325571525565643064?l=nu-weed.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://nu-weed.blogspot.com/feeds/2325571525565643064/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4876645468207678418&amp;postID=2325571525565643064&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/2325571525565643064'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4876645468207678418/posts/default/2325571525565643064'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://nu-weed.blogspot.com/2007/04/uno.html' title='Indian cream'/><author><name>grower</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15079298743683303856</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
